Crazy College

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Gli studenti del Borromeo di Pavia sono costretti a subire prove fisiche e insulti per sopravvivere alla giungla degli anziani. Quanti di noi hanno vi

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Gli studenti del Borromeo di Pavia sono costretti a subire prove fisiche e insulti per sopravvivere alla giungla degli anziani.

Quanti di noi hanno visto tutta la serie di film demenziali che parlano di confraternite nei college americani? Sicuramente più e più volte ci siamo ritrovati sul divano con gli amici a bere birra e a farci quattro risate sulle disavventure dei ragazzi protagonisti delle pellicole. Ma cosa accadrebbe se il film diventasse realtà? Immaginati al primo anno di università, impaurito e solo, ad affrontare riti propiziatori e prove di coraggio per entrare “a far parte del giro”. Non c’è molto da fantasticare in realtà, in quanto

al Collegio Borromeo di Pavia da sempre le matricole subiscono vessazioni, insulti e trattamenti brutali dai veterani di turno.

In quella che può essere tranquillamente definita una gerarchia militare, sappiamo dell’esistenza di ‘matricole’, ‘fagioli’, ‘colonne’ e ‘anziani’. Ognuna di queste figure ha il dovere di svolgere un compito: gli ultimi dettano legge, quelli sotto di loro le fanno eseguire, i ‘fagioli’ agiscono e le ‘matricole’ subiscono in silenzio. Infatti, se qualcuno prova a parlare sa per certo che avrà due scelte possibili: lasciare il prestigioso collegio o vivere 5 anni di totale inferno. Le pratiche riservate ai novellini sono a dir poco mostruose e oscillano

dall’obbligo di mangiare scarafaggi arrosto, bere acqua dal water o fare 300 flessioni nel cuore della notte ogni giorno all’assurda costrizione nel denudarsi ed essere cosparsi di lucido da scarpe o nel mordere il sedere dei compagni in un meschino girotondo carponi.

Le denunce di questi fatti sono iniziare a fine del 2015, quando il padre di un ragazzo al primo anno universitario ha scritto una lettera al rettore specificando che il figlio era stato trovato privo di sensi poiché rinchiuso in un armadietto per ore. Gli aguzzini dello studente sono quattro ragazzi di 20 anni che, dopo essere stati espulsi dall’istituto pavese, stanno per affrontare un processo per sequestro di persona. Un altro caso eclatante accaduto da poco riguarda un ragazzo al quale sono state cosparse le mani di deodorante e brucati i peli; dopo questo, il malcapitato si è visto una lama di coltello rovente vicino le pupille. Il ‘fagiolo’ colpevole è stato sospeso ed è sotto accusa per violenza privata.

Oltre a queste denunce effettive, Tommaso Pepe, ex studente del Collegio Borromeo, ora ricercatore alla Brown University di Prudence (USA), ha scritto una lettera in cui spiega che queste pratiche sono ampiamente note a tutti, rettore e preside compresi. Si può, infatti, leggere: “Per le prime due settimane, i ragazzi sono costretti a sopportare intere nottate fatte di insulti e idiote prove fisiche. Tutto questo nella (quasi più totale) indifferenza di rettori, consigli d’amministrazione, corpo accademico e organi direttivi dell’ateneo“. Parole forti che mettono in luce una situazione primitiva di quella che Pepe ha definito “rieducazione in stile sovietico o nazista“.

Il rettore del Borromeo, don Paolo Pelosi, ha sottolineato che non vuole entrare nel merito di questa faccenda in quanto non valorizza lo spirito del collegio. Beh, egregio rettore, se i vostri ragazzi sono ridicolizzati, insultati e fisicamente provati, credo che lo spirito dell’istituto venga chiaramente a galla: un bel campo di tortura psicologica e corporale che pur di mantenere alta la considerazione, mette a rischio la vita dei suoi studenti negando una situazione testimoniata da più persone. Ah ragazzi, se non sapete come passare il vostro tempo, andate a raccogliere un po’ di pomodori: il settore primario ha bisogno di manodopera.

Di Giulia Pezzullo

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