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“La Mafia andrebbe studiata all’Università”

Il virgolettato è di Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia, che lo scorso lunedì ha incontrato 14 rettori di Atenei del Mezz

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Il virgolettato è di Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia, che lo scorso lunedì ha incontrato 14 rettori di Atenei del Mezzogiorno.

Immagina di andare all’Università e, chiacchierando con un tuo compagno di corso, dire: “Dalle 11 alle 13:30 ho ‘Mafia’”. Mi spiego meglio.
Il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, ha lanciato una proposta interessante: per “rafforzare la conoscenza del fenomeno mafioso nelle sue molteplici articolazioni”, sarebbe opportuno introdurre delle vere e proprie lezioni sulla Mafia. Wow. Saperne di più per evitare di cadere nella malavita. Non è affatto male come cosa, #FacceCaso. Questa idea è stata lanciata durante l’incontro, avvenuto lo scorso lunedì, con 14 rettori di Atenei del Mezzogiorno, dalla Campania alla Basilicata, passando per la Puglia, la Calabria e la Sicilia.
Un’iniziativa importante, rafforzata dal fatto che, come dice la Bindi, “le Università sono i luoghi privilegiati in cui sviluppare la capacità critica di leggere la realtà e le mafie sono una realtà diffusa in tutta Italia, i cui profili aggressivi e insidiosi vanno indagati con continuità e con tutti gli strumenti della ricerca più avanzata”.
Ok dai, arriviamo alle note dolenti. Come per ogni cosa, per far partire corsi simili bisogna appellarsi al Dio Denaro. Ma forse le cose sono molto più avanzate di quello che si crede. Per analizzare a fondo tematiche del calibro di mercato della droga, economia mafiosa, collusioni col mondo delle professioni, ma anche sulla simbologia mafiosa e l’utilizzo di donne e minori nella malavita “la Commissione antimafia, da parte sua, è disponibile a promuovere e finanziare progetti di ricerca universitaria”. Parola di Rosy Bindi.
Dunque, l’iniziativa c’è, le ‘materie da studiare’ anche e addirittura (a quanto pare) ci sono anche i soldi: che stiamo aspettando?

Di _Riccardo Zianna_

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