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Forse stiamo perdendo di vista l’importanza della sanità

È stata inaugurata ieri l'università romena di Enna, la "Dunarea de Jos", quella che ti fa entrare a medicina senza test... Il giorno dopo la tempesta

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È stata inaugurata ieri l’università romena di Enna, la “Dunarea de Jos”, quella che ti fa entrare a medicina senza test…

Il giorno dopo la tempesta. C’è chi pensa che ciò che è successo ieri potrebbe cambiare sensibilmente il mondo dell’istruzione in Italia. No, nessuna star diventerà Ministro dell’Istruzione, ma ‘semplicemente’, è stata inaugurata la “Dunarea de Jos”, l’Ateneo romeno che ha sollevato una serie di polemiche più lunga dei film dedicati a 007. E una città come Enna si ritrova scaraventata sulle pagine dei quotidiani di tutto lo Stivale. Sì, in effetti c’è qualcosa che non quadra in questa università (ne abbiamo parlato approfonditamente QUI): il punto focale della polemica ruota attorno al fatto che, ricordiamolo, per accedere alla facoltà di medicina non è previsto alcun test d’ammissione. Una linea molto dura, portata avanti con fierezza da Mirello Crisafulli, amministratore del “Fondo Proserpina”, interfaccia dell’Università romena ad Enna: “Se io sono considerato illegale non è detto che questo progetto sia illegale”. Una frase certamente d’effetto, nata però dalla forte polemica scatenata dal Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini: “Per quello che riguarda la garanzia di qualità, questa iniziativa si pone completamente fuori dalla legge, dai binari chiari e trasparenti che riguardano tutti gli atenei. E noi abbiamo il dovere di tutelare l’Università”.

Nonostante tutto, ad Enna ci credono in molti a questo progetto. Primi su tutti, i 44 studenti che hanno sposato il progetto, impano in pochi mesi il romeno e diventando protagonisti di quello che può diventare un vero e proprio movimento. Al loro fianco, le dichiarazioni di Bruno Marziano, assessore regionale all’istruzione ad Enna: “Nei prossimi giorni pubblicheremo due avvisi per 18 milioni di euro destinati a 600 giovani ricercatori siciliani e 100 specializzandi”.

Se da un lato è vero che fin troppe volte l’Università italiana viene trattata con lo stesso vigore di una partita di briscola all’ora di pranzo di un caldo agosto, è vero anche che quando si parla di medicina, quindi di salvare vite, bisogna stare attenti. Davvero molto attenti. E forse ad Enna non c’è la giusta dose di attenzione.

Di _Riccardo Zianna_

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