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Da grande voglio fare come Lapo Elkann: un laureato su due sogna di andare all’estero

I dati fanno paura. Su 1000 laureati presi a campione solo il 33% pensa di poter trovare un impiego in Italia. Gli altri si lasciano ispirare da Lapo

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I dati fanno paura. Su 1000 laureati presi a campione solo il 33% pensa di poter trovare un impiego in Italia. Gli altri si lasciano ispirare da Lapo Elkann.

Che sia a causa della crisi economica, del sistema poco meritocratico o della sfiducia nelle possibilità lavorative il risultato non cambia.
Il fenomeno battezzato come “fuga di cervelli” è un problema rimasto irrisolto e stando alle statistiche in continuo aumento.
Un recente studio condotto dall’associazione “Donne e qualità della vita”, fa emergere dati che fanno paura. Su 1000 laureandi di età compresa tra i 24 e i 28 anni, uno su due sogna di lasciare l’Italia. Solo il 33% pensa di poter trovare un impiego in patria. Tra loro i laureati in lingue e letterature straniere (57%), i laureati in ambito turistico alberghiero (85%), agroalimentare (91%), farmaceutico (84%), ambientale (78%) e giurisprudenza (84%).
Al contrario tra i laureati che si ritengono pronti ad andare all’estero, quelli con titoli scientifici (57%), tecnologici (56%), architettura (49%). Sfiduciosi anche i laureati in archeologia (35%) e in settori umanistici (59%).
Le cause che spingono uno studente a lasciare il proprio paese sono moltissime, ma la maggior parte degli intervistati (67%) ritiene che la poca meritocrazia del sistema nostrano sia uno dei problemi fondamentali.
Tra gli altri fattori incidenti, la voglia di confrontarsi con realtà estera, la volontà di arricchire il proprio curriculum con esperienze internazionali, la convinzione che all’estero sia più facile trovare lavoro e la volontà di imparare altre lingue. 
Certo è che il mito dell’estero è stato alimentato da personaggi come il poliedrico imprenditore Lapo Elkann, l’imprenditore vinicolo Massimo Toschi e l’economista di fama mondiale Christian Menegatti ormai diventati punti di riferimento per i laureati italiani che vedono nel soggiorno all’estero la possibilità di emergere, quel tocco in più che fa la differenza. 

 

Di Francesca Romana Veriani

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