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Da Margaret Keane a Louise Bourgeois. Il coraggio di essere donna nel mondo dell’arte

Da Margaret Keane a Louise Bourgeois. Il coraggio di essere donna nel mondo dell’arte

Nel 2015 il 92% dei lotti battuti a New York erano di artisti, contro l’imbarazzante 8% delle artiste. In un’epoca moderna in cui le disparità tra ses

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Nel 2015 il 92% dei lotti battuti a New York erano di artisti, contro l’imbarazzante 8% delle artiste. In un’epoca moderna in cui le disparità tra sessi dovrebbero essersi attenuate da tempo, parlare di pari diritti nel mondo dell’arte risulta ancora un’utopia.

Risale alla seconda metà degli anni ’60 la storia di una donna che fece parlare di sé, protagonista di un vero e proprio furto artistico insieme al marito dell’epoca, Walter Keane. Sto parlando di Margaret D. H. Keane, artista e pittrice statunitense tornata alla ribalta grazie al celebre film di Tim Burton “Big Eyes” del 2014.

Per chi non conoscesse la sua storia, Margaret è un’artista dotata di straordinario talento e sensibilità, passata alla storia per aver dipinto soggetti femminili spesso e volentieri di tenera età, con occhi di dimensioni sproporzionate rispetto al resto del corpo per sottolineare che è proprio lo sguardo a caratterizzare al meglio i soggetti delle tele. In un periodo in cui le donne “vendevano poco”, un po’ per soldi, un po’ per amore, Margaret acconsentì a vendere i suoi quadri a nome del marito vivendone all’ombra

Privarsi della possibilità di mostrare al mondo il proprio talento per far guadagnare ai quadri il rispetto che meritano è il prezzo che Margaret Keane ha dovuto pagare per 10 lunghissimi anni, fino a quando nel 1970 trovò il coraggio di denunciare la vicenda in diretta radiofonica citando in giudizio l’ormai ex-marito e vincendo la causa. Una vita fatta di compromessi, privazioni e molto spesso sofferenze causate da pregiudizi infondati che manifestano ancora oggi differenze sociali. 

In un’epoca moderna in cui le disparità tra sessi dovrebbero essersi attenuate da tempo, parlare di pari diritti nel mondo dell’arte risulta ancora un’utopia.

La rivista americana Artnews, ha recentemente pubblicato un’indagine che non fa che avvalere la tesi. Nel 2015, il 92% dei lotti battuti nelle tre principali case d’aste di New York, Sotheby’s, Christie’s e Phillips, erano di artisti, contro l’imbarazzante 8% delle artiste. Percentuali che rimangono pressoché invariate se andiamo ad analizzare anche gli anni passati. Se si osservano le percentuali con riferimento al valore aggregato delle vendite d’arte al femminile, la situazione non migliora. La percentuale di vendita sul risultato complessivo degli ultimi 5 anni è infatti inferiore al 5%.

La “distanza” tra uomini e donne nel mondo dell’arte è testimoniata anche dalle esposizioni museali. Meno del 30% delle mostre nei principali musei americani sono dedicate al genere femminile, così come le presenze femminili in appuntamenti come la Biennale di Venezia e Documenta si posizionano ben al di sotto della parità.

Nonostante ciò, sono molte le artiste che negli ultimi cinque anni hanno fatto registrare valori importanti nelle aste. Il record appartiene attualmente a White Flower No di Jimson Weed, seguito da 1 del 1936 di Georgia O’Keeffe battuto nel 2014 per 44 milioni di dollari. L’episodio più recente risale infine allo scorso 11 novembre, New York, dove la scultura Spider (1997) di Louise Bourgeois, è stata battuta da Christie’s segnando un nuovo record per l’artista scomparsa nel 2010, con un prezzo pari a 28,2 milioni di dollari rispetto a una stima compresa tra 25 milioni e 35 milioni di dollari.

Di Francesca Romana Veriani

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