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Friuli, si celebra oggi il centenario di un’Università molto particolare

Permise di sognare ai soldati che volevano terminare gli studi in medicina seppur sotto le armi. Il 9 gennaio 1916 il Governo italiano emanò un decret

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Permise di sognare ai soldati che volevano terminare gli studi in medicina seppur sotto le armi.

Il 9 gennaio 1916 il Governo italiano emanò un decreto che avrebbe dato vita di li a un mese alla Scuola medica da campo, nota ora con il nome di “Università Castrense” di San Giorgio di Nogaro ( UD); quindi, a tutti gli effetti, una vera università di guerra che favorisse il proseguimento degli studi per coloro che si trovavano a studiare medicina ma erano, all’epoca, sotto le armi. Oggi, 13 febbraio 2016, si celebra il centenario dell’Università che permise quella particolare esperienza dei corsi accelerati di Medicina e chirurgia. A sudare sui libri v’erano in quei tempi 366 studenti-soldato provenienti da tutta la penisola, in guerra per il proprio paese ma desiderosi di terminare il loro percorso d’istruzione. All’apertura dei corsi erano presenti, tra gli altri, i Duchi d’Aosta e il generale Luigi Cadorna, a noi tristemente noto per la disfatta di Caporetto.

Il consiglio dell’Università conferirà, dunque, la cittadinanza onoraria a: Giuseppe Tusini, in passato direttore della scuola, Ludovico Pietro Marogna suo assistente, Lorenzo Bonomo professore di traumatologia. Una menzione particolare verrà fatta alla memoria della duchessa Elena D’Orleans, che permise con “un colpo di mano” di bypassare l’ostilità di alcuni politici contrari alla nascita dell’università. Degne di nota sono le dichiarazioni di allora del generale Stefano Lombardi, riportate dal Giornale d’Italia : “L’istituzione di questa Università a pochi chilometri dal fronte è una prova di forza della Nazione, e segna qui, sul limitare del vecchio confine, il primo passo verso una meta che è nel desiderio di tutti e che dovrà un giorno accogliere quella Università che è stata per tanti anni un pio desiderio delle popolazioni irredente”.

Di Giulio Rinaldi

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