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Quando un retweet ti fa finire nell’occhio del ciclone

L'assessore all'Istruzione regionale, Elena Donazzan si è resa protagonista di un siparietto spiacevole. Di Lorenzo Santucci L'educazione sessuale è u

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L’assessore all’Istruzione regionale, Elena Donazzan si è resa protagonista di un siparietto spiacevole.

Di Lorenzo Santucci

L’educazione sessuale è un tema che troppo spesso viene trascurato. Una questione che, invece, dovrebbe essere discussa oltre che a casa anche in altri luoghi di crescita e di educazione, come ad esempio la scuola. Sono ancora troppi i ragazzi che ignorano “regole” fondamentali della sessualità e questo non può far altro che accrescere il rischio di incedenti, vuoi gravidanze indesiderate o vuoi malattie sessualmente trasmettibili. Proprio per educare i giovani fin da subito l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, ha deciso che degli esperti intervengano nelle scuole per parlare ai ragazzi.

In Veneto, però, una dottoressa addetta a questo delicato lavoro educativo, è stata accusata di non aver rispettato le direttive regionali concerni a questo aspetto. Chi è stato a sollevare la questione? L’assessore all’Istruzione regionale, Elena Donazzan. Nota per la sua ideologia, che non appartiene di certo a quella destra moderata e di centro, la Donazzan nell’ultimo periodo ha retwettato diverse immagini di una pagina chiaramente fascista, facendo scalpore. Tra quelle che hanno fatto più polemica sicuramente c’è quella che ritrae diversi esponenti favorevoli alle Unioni Civili (tra cui Marino e Vendola). Insomma, non proprio una donna con i peli sulla lingua l’assessore veneto, che in passato si è anche distinta per la sua totale contrarietà all’ideologia gender all’interno delle scuole. Ciò che emerge dalle sue parole è la battaglia che terrà affinché venga rispettato il ruolo della famiglia. La lista Zaia, alla quale la donna appartiene, è pronta a chiedere al governo che non venga preso in considerazione il documento standar sull’educazione sessuale in Europa. È una chiara chiusura alla discussione dell’etereogenità sessuale ed una consacrazione, se così è giusto chiamarla, della famiglia naturale. Bisogna annoverare come, in quanto “dipendenti” del Miur, le scuole non devono prendere in considerazione ciò che viene deliberato in regione. La scuola non è un luogo dove chi insegna ha diritto di inculcare le sue idee agli alunni e nemmeno dove deve vigere un’ideologia comune. Da questo, ci siamo liberati circa settant’anni fa.

È un luogo dove ci devono essere idee ed opinioni diverse pronte a confrontarsi. Il dibattito, il dialogo ed anche lo scontro (se costruttivo) possono servire a far crescere culturalmente i ragazzi, ma alcune volte si scade nel ridicolo. Imporre una determinata educazione sessuale, come imporre un qualsiasi simbolo che metta in ombra altre culture e ne faccia emergere solo una, non porta a nulla, non crea cioè quello di cui, oltre a tanto altro ancora, avremmo bisogno oggi: la coesistenza di più culture volte al progresso.

Di Lorenzo Santucci

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