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Al via, tra dubbi e polemiche, la valutazione dei professori

Al via, tra dubbi e polemiche, la valutazione dei professori

Dopo tanto parlare, i docenti saranno giudicati e premiati in base al lavoro svolto. Ma la domanda che sorge è: era davvero necessario? Di Lorenzo San

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Dopo tanto parlare, i docenti saranno giudicati e premiati in base al lavoro svolto. Ma la domanda che sorge è: era davvero necessario?

Di Lorenzo Santucci

Con la ripartizione da parte del MIUR di 200 milioni di euro, come previsto dalla legge di Stabilità, la tanto conclamata valutazione dei professori è entrata in vigore a tutti gli effetti. Aveva fatto parlare di sè e, ne siamo più che certi, continuerà a farlo. Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha parlato di “cambiamento culturale importante, dove finalmente i docenti saranno valutati e premiati”. Sarà il preside della scuola, alla quale verranno dati 23.000 euro (con il 10% dei quali si pensa di stabilirli per l’insegnante vincitore, se così è lecito chiamarlo), a decidere quali professori candidare a questo premio, tramite una registrazione che dovrà fare il Dm alla Corte dei Conti.

Ma ci sono questioni molto importanti e non del tutto indifferenti. Per prima cosa, questo processo non rientra nella contrattazione integrativa, trattandosi di una legge speciale; per secondo, il fattore forse più importante, non si possono scegliere sempre gli stessi insegnanti: non soltanto questo comporterebbe una non retribuzione del premio, ma anche una valutazione negativa dell’individuo. Si chiede quindi ai presidi di nominare non gli stessi insegnanti, ma di ruotare le scelte. E qualora non si fossero ancora nominati tutti i membri del comitato di valutazione, come ci si deve comportare? Normalmente. Il MIUR suggerisce di procedere anche qualora manchino dei componenti.

Non tutti però erano, e sono tutt’ora, concordi con questa idea di premiare il miglior professore: per esempio , i sindacati ed i docenti che più attaccati a questi, i quali ritenevano che tutto questo meccanismo andasse a creare dei conflitti interni e delle classificazioni tra colleghi. Proprio per questo a Roma, non troppo tempo fa, si è assistito a degli scioperi, molto civili, da parte di alcune scuole che avevano deciso di non candidare nessun professore o di non creare i comitati valutativi. La riflessione che si fa è abbastanza semplice: come qualunque individuo che svolge il proprio lavoro in maniera regolare e positiva non deve essere retribuito ulteriormente (attenzione, precisiamo: non si parla di straordinari ma di regolare orario di lavoro), così dovrebbe essere un insegnate, il cui compito non è solo quello di far arrivare allo studente mere nozioni, ma di formarlo e farlo crescere, anche qualora la situazione fosse complicata.

In un momento di grave crisi, dove uno dei primi settori a subire tagli è la scuola pubblica, non sarebbe forse necessario utilizzare in altri modi quei soldi?

Di Lorenzo Santucci

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