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Scuola o squola, che differenza fa?

Questa è la storia vera di una maestra veneta che non sa scrivere e insegna ai suoi alunni la s-grammatica italiana. Di Giulia Pezzullo L’italiano è u

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Questa è la storia vera di una maestra veneta che non sa scrivere e insegna ai suoi alunni la s-grammatica italiana.

Di Giulia Pezzullo

L’italiano è una delle lingue più complesse che esistono al mondo: la grammatica è articolata e le sfumature sono talmente tante da confondere anche il più bravo degli oratori. È anche per questo motivo che durante i primi anni di apprendimento di ogni bambino la scuola ha il dovere di insegnare a scrivere e a parlare utilizzando le mille parole presenti nel nostro vocabolario. Sono le maestre che inventano le canzoncine per tenere a mente le preposizioni e usano i disegnini per associare i concetti alle frasi corrette in italiano. Peccato che a volte le lacune del sistema scolastico del nostro Paese si presentano in modo decisamente sconvolgente.

Una maestra di italiano della scuola elementare di Santa Maria di Sala, infatti, non conosce l’uso delle doppie (o ne usa troppe) e commette errori grossolani di grammatica che trasmette inevitabilmente a tutti i suoi alunni. L’insegnante, sospesa dal lavoro per quattro mesi dalla preside Bertilla Mason, sarebbe dovuta tornare dietro la cattedra in questi giorni ma i genitori dei 38 bambini di prima si sono ribellati e non hanno mandati i propri figli a scuola per giorni. Per essere precisi, le mamme e i papà contestano le capacità di insegnamento della maestra alla luce del fatto che era già stata sospesa e licenziata da un’altra scuola in cui si era dimostrata ugualmente inadeguata nelle aule scolastiche. Le famiglie affermano: “Stiamo lottando per risolvere un problema che riguarda la formazione dei nostri figli”; inoltre, continuano la loro battaglia asserendo di voler ritirare i bambini dalla scuola di Santa Maria per trasferirli altrove, in istituti che avrebbero già dato loro disponibilità. Ciò che lascia stupiti è come una maestra di italiano sia riuscita ad ottenere il ruolo di insegnante non precaria nonostante le sue lacune linguistiche; sembra infatti che scriva ‘topo’ con due ‘p’, che trascuri l’uso della particella ‘cq’ nelle parole che la richiedono e che parli in modo scorretto in aula. I bambini la adorano perché è una persona gentile e amorevole, ma questo non toglie il fatto che l’istituzione scolastica italiana abbia delle falle enormi che non esitano a farsi notare. La sua promozione ad insegnante di ruolo risale all’ondata di assunzioni di Buona Scuola di un paio di anni fa e sottolinea con precisione le mancanze delle nuove leggi riguardanti l’istruzione. Dopotutto, un caso simile era già successo nel 2015 a Montebelluna, dove un insegnante della scuola Einaudi era stato licenziato per inadeguatezza nello svolgere il proprio lavoro.

La preside della scuola veneta di Santa Maria di Sala precisa, però, che non mandare i bambini a scuola senza un valido motivo è un reato penale ed esorta dunque i genitori a permettere il regolare svolgimento delle lezioni, tenute attualmente da una maestra supplente che ha prontamente rimediato ai danni linguistici dei piccoli. Il fatto ha allarmato le forze dell’ordine che si sono presentate nelle aule per capire bene le dinamiche della faccenda e sta alzando anche una scia di polemiche che non tarderanno a farsi sentire: infatti “L’aria che tira”, un programma di La7, ne parlerà oggi in un dibattito nel corso della trasmissione. Di fatto, la maestra sotto accusa non ha ancora ripreso ad esercitare proprio a causa delle lamentele dei genitori e si dice pronta a rimediare agli errori commessi seguendo una linea didattica migliore della precedente e sorvegliata dalla direttrice d’istituto che garantirebbe sulla sua buona fede.
Fidarsi non è mai cosa facile, questo è chiaro, e, nonostante la buona volontà dei genitori di lasciare i bambini nella loro scuola, la questione attira troppi pensieri negativi. Non meraviglia dunque la sfiducia generalizzata nel sistema scolastico e la protesta verso una situazione che ha del paradossale. Buona Scuola? Forse sarebbe meglio chiamarla “Buona Squola”.

Di Giulia Pezzullo

COMMENTS

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    Andrea Perego 3 anni

    La grammatica italiana sicuramente non è semplice, ma le raccomando la grammatica russa! Declinazioni a sei casi, come il latino, ma molte parole cambiano la posizione dell’accento tonico da un caso a un altro, come pure succede ai verbi nella coniugazione, da una persona all’altra e da un modo all’altro. Si declinano anche i numeri! Una volta, parlando con uno studente alle prime armi, lo invitai a ringraziare Dio (o qualche zar?) per il fatto che almeno la punteggiatura rimane sempre invariata.

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