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Scabbia tra i banchi di scuola

Cinque studenti bresciani hanno contratto la malattia. Gli altri non entrano in classe per protesta. Di Giulia Pezzullo Uno studente la mattina si alz

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Cinque studenti bresciani hanno contratto la malattia. Gli altri non entrano in classe per protesta.

Di Giulia Pezzullo

Uno studente la mattina si alza, si veste con gli ultimi vestiti buttati sulla sedia della scrivania e di norma trova la forza per andare a scuola. Alle superiori c’è l’appuntamento mattutino con gli amici per la colazione al bar vicino all’istituto prima di entrare, la sigaretta rilassante dopo il caffè e gli scherzi tra adolescenti. Poi è chiaro: se la voglia di alzarsi dal letto non si fa vedere, parte in automatico la frase: “Mamma, sto male!”. In questo, cinque studenti dell’Istituto superiore Sraffa di Brescia hanno avuto “fortuna” poiché hanno riportato i sintomi della scabbia.

Quattro ragazze e un ragazzo di una prima di questa scuola, essendo molto amici, si sono passati la malattia sicuramente per contatto diretto con la pelle o con oggetti infetti. Pertanto, non vanno a scuola dal 24 marzo. La scabbia è una malattia dermatologica altamente contagiosa che provoca un fastidioso prurito allergico causato da un parassita (l’acaro Sarcoptes scabiei) che si insinua sotto la pelle; non è detto che colpisca solo persone con scarsa igiene, poiché esiste anche la scabbia da pulito. Tuttavia, è bene sottolineare che è assolutamente curabile con medicine e accortezze varie. Alcuni alunni dell’istituto Sraffa, però, in segno di protesta per non essere stati avvisati prima del pericolo, non sono entrati in classe. I pochi che invece hanno frequentato lo stesso sono stati riuniti nell’aula magna per un confronto diretto con gli infermieri dell’ASL i quali hanno spiegato come approcciarsi a questo spiacevole inconveniente in merito a prevenzione e cura.

Per ora, non sono stati registrati nuovi casi nella scuola e di fatto il problema sembra essere circoscritto e controllato; in ogni caso l’allerta rimane elevata almeno per quanto riguarda la prevenzione.

Di Giulia Pezzullo

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