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Spending review vs scuola: non c’è pace per i docenti

Spending review vs scuola: non c’è pace per i docenti

Gli stipendi dei dipendenti statali di Istruzione e Scuola sono i più bassi tra tutti i settori. Incremento dello 0,5% a fronte di un costo della vita

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Gli stipendi dei dipendenti statali di Istruzione e Scuola sono i più bassi tra tutti i settori. Incremento dello 0,5% a fronte di un costo della vita sempre più alto.

Di Giulia Pezzullo

Inseguite i vostri sogni, dicevano. Se volete far crescere individui consapevoli, siate grandi insegnanti. Se avete fame di diffondere sapere, diventate professionisti nella scuola. Dicevano tante cose, ma di certo nessuno ha mai sottolineato che sarebbe stato un lavoro da “fanalino di coda”.

Secondo le tabelle Istat, gli stipendi dei dipendenti statali di Istruzione e Scuola sono aumentati dello 0,5% in cinque anni a fronte dell’incremento del 7% di altri settori lavorativi. Infatti, il reddito dei docenti è quello che ha risentito maggiormente degli effetti della spending review dal 2010 al 2015 provocando un forte disagio nel far fronte all’attuale costo della vita. Ad onor del vero, la sentenza 178 della Corte Costituzionale aveva già stabilito la non legittimità del blocco dello stipendio per gli impieghi statali; aspetto, questo, che si scontra con le cifre a dir poco basse che Renzi ha stanziato per lo sblocco dei contratti pubblici. In effetti, la scuola si trova di fronte ad una situazione allarmante: i docenti vengono pagati in ritardo e con stipendi minimi che, non basandosi sull’anzianità di servizio, sperano solo negli aleatori aumenti per merito. Tuttavia, a proposito dei fondi destinati agli incrementi per merito, il ministro Giannini ha dichiarato che non è possibile distribuire i 200 milioni previsti dal decreto Buona Scuola né a ‘pioggia’ su tutti i docenti né tantomeno a favorire uno o due insegnanti (anche se se lo meriterebbero). L’Anief, Associazione Sindacale Professionale, non poteva rimanere in silenzio di fronte a queste incongruenze. Il presidente Marcello Pacifico pertanto afferma: “Il nostro Stato non è in grado di tutelare i suoi dipendenti rispetto al progredire del costo della vita. Per questo, Anief ha deciso di programmare una nuova stagione di ricorsi per recuperare almeno l’indennità di vacanza contrattuale”. Lo scopo della battaglia di questa associazione è, infatti, quello di ottenere una eguaglianza sul fronte stipendiale per i docenti in modo da recuperare le cifre perse negli anni (almeno cinque) e allinearsi al costo medio della vita in Italia.

Non suona affatto assurdo tutto ciò, dato che diventare insegnante non deve essere una premessa per vivere a stento nel nostro Paese. Senza docenti, senza scuola, nessuno avrebbe la facoltà di capire e decidere delle sorti di persone e oggetti. Si fa molta fatica a mandar giù il fatto che i tagli maggiori, per rientrare nei canoni della spending review, vengano fatti proprio al mondo dell’istruzione. Quando si dice “è questione di priorità”, bisognerebbe valutare un bene di massima comune se si scalda la poltrona del governatore di uno Stato.

Di Giulia Pezzullo

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