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Maggio, cattiva Buona Scuola: è sciopero nazionale

Cobas, Unicobas e Gilda promuovono una protesta contro 107, precariato e invalsi. Di Giulia Pezzullo Pochi giorni fa è iniziata la raccolta firme a fa

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Cobas, Unicobas e Gilda promuovono una protesta contro 107, precariato e invalsi.

Di Giulia Pezzullo

Pochi giorni fa è iniziata la raccolta firme a favore del referendum abrogativo della legge 107/2015 della Buona Scuola. La Gilda insegnanti non molla un attimo la presa e colpisce a ripetizione la politica renziana sull’istruzione italiana. Alla voce di questa associazione, si uniscono infatti quelle di Cobas e Unicobas per promuovere uno sciopero nazionale dei docenti e dei dirigenti scolastici.

I punti messi a fuoco da questa protesta, che avrà luogo nei giorni 4-5 e 12 maggio, oltre alla legge sopracitata, riguardano gli invalsi e la difesa dei precari. I comitati degli insegnanti vogliono far sentire il proprio disappunto su questioni che toccano da vicino i lavoratori del mondo dell’istruzione: i docenti rischiano trasferimenti, abbassamenti di paga, precariato. Il sistema di giudizio della qualità della professione si basa su test (gli invalsi) che di fatto stanno assumendo un ruolo assurdo all’interno della scuola; la legge 107 spaventa tutti coloro che ricadono sotto la sua ala in quanto fa vacillare la certezza lavorativa e mette in crisi ogni organizzazione interna degli istituti. Il Ministero ha già approvato la richiesta di sciopero a livello nazionale con il rischio che i test invalsi previsti per quegli stessi giorni saltino. Effettivamente, la provocazione di Gilda, Cobas e Unicobas è proprio mirata ad intimorire le istituzioni mettendole alle strette nel prendere decisioni in merito alle sorti della scuola italiana. Unicobas infatti sostiene: “L’attuazione della legge va blocca qui ed ora, senza se e senza ma”. Poi continua inveendo contro l’indecisione di Cgil, Cisl, Uil e Snals nel prendere posizione sulla questione: “Cgil, Cisl, Uil e Snals soccorrono il Governo. Con questo sciopero unitario in campo non hanno più alibi: disdire l’intesa e scioperare con noi o rimanere definitivamente schierati con Renzi e la Giannini”.

Il sasso ormai è stato lanciato e nessuno si tira indietro. Sono tutti sul piede di guerra e non accennano a demordere. Quella che era nata come una semplice divergenza di idee si è trasformata a tutti gli effetti in una guerriglia che vede schierati due combattenti che hanno potere in modi distinti: gli uni per derivazione politico – istituzionale, gli altri per passione professionale e istinto di sopravvivenza.

Di Giulia Pezzullo

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