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Referendum sulle trivelle: SI o NO ma che si voti

Referendum sulle trivelle: SI o NO ma che si voti

L’andare o meno a votare assume un’importanza vitale per l’esito del referendum. Cosa accade con il SI o con il NO proviamo a spiegarvelo, ma la decis

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L’andare o meno a votare assume un’importanza vitale per l’esito del referendum. Cosa accade con il SI o con il NO proviamo a spiegarvelo, ma la decisione se l’astenersi o meno è solamente vostra.

Oggi, 17 aprile è la data del referendum, di cui tanto si è parlato ma del quale ancora non si che cosa realmente vada a chiedere. “Ferma le trivellazioni oggi o fra qualche anno? Entro le dodici miglia o oltre? Vuole bloccarne delle nuove o quelle già esistenti?”, sono solo degli esempi di domande che gli italiani si saranno posti in questi giorni. Ma non è che hanno tutti i torti: fino a pochissimo tempo fa, infatti, neanche se ne parlava di questo referendum e quindi la gente non stava neanche a dargli troppo peso. Ci stiamo trovando in una situazione alquanto confusa: da una parte chi vuole votare il SI, utile per far cessare le trivellazioni una volta scaduto il loro contratto, dall’altra invece c’è chi è favorevole nel votare il NO, dando la possibilità in questa maniera di estrarre idrocarburi fino a quando è possibile.

 

 

C’è però un’altra fazione, che è quella più pericolosa e dalla quale dipende l’intera posta in gioco, che non andrà a votare. Vuoi perché veramente non è riuscita a darsi una risposta o vuoi perché ha deciso così per una motivazione valida. Mai come oggi però l’andare a votare risulta essere un qualcosa di veramente importante. Sono sempre stato dell’idea che, anche se ritieni che quello per cui è richiesto il proprio voto non è inerente con il tuo pensiero, comunque bisogna andare al seggio elettorale e magari lasciare in bianco. Il non andare è ben diverso dall’andare ed astenersi. Ma è una mia idea e questo ragionamento lo si può fare per delle elezioni normali, non per un referendum dove hai solo due possibilità di scelta e, per fare in modo che una di quelle sia valida, è necessario raggiungere la maggioranza dei votanti. Paradossalmente, il non votare equivale a votare NO. Ed è quello che chiede a gran voce il governo. Ecco proprio lui: ciò che emerge da questo referendum è l’evidente paura da parte del governo Renzi di perdere. Tralasciando il fatto che solo qualche anno fa alcuni suoi esponenti si esprimevano in maniera piuttosto dura nei riguardi delle trivellazioni mentre ora sembra che le hanno costruite loro e le difendono a spada tratta (non sarà la prima volta che quando cambia la poltrona possono cambiare anche le idee), il fatto che un Presidente del Consiglio esorti all’estensione fa riflettere. Ma non solo lui. Anche diversi politici hanno dichiarato chiaramente la loro astensione al voto: tra questi Giorgio Napolitano, il quale ha definito come “legittimo” l’astenersi. E giù di polemiche e polveroni. Giustamente o non giustamente non sta a me deciderlo, ognuno la pensa come vuole e andrà a votare quel che vuole (se andrà a votare). Quella che vi troverete davanti domani sarà questa domanda: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti di attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”. Sottolineiamo che le trivelle che vengono discusse sono solo 21, che si trovano all’interno delle 12 miglia (19 km) quando in realtà non si potrebbe. Quindi, si può continuare ad estrarre idrocarburi oltre questa distanza ed anche sulla terraferma. Essendo un referendum abrogativo, come dice la parola stessa andrà ad abrogare una parte della legge in questione, ovvero il decreto legislativo 152 del 2006, in maniera particolare il comma 17 dell’articolo 6. Ciò che viene apertamente contestato è la frase “I titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata della vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”. In parole povere, votando SI viene evitato che venga affidata una concessione di trivellare fino a che non si trova più niente. E’ vero, le piattaforme già esistono e non ne vengono create di nuove, ma è ben diverso avere una scadenza oppure operare fino ad esaurimento scorta. La questione è quanto mai delicata: c’è il problema ambientale, quello dei posti di lavoro ed anche di rinunciare fra qualche anno a giacimenti petrolio e gas. Ma le concessioni rinnovate recentemente permettono l’estrazione per altri 15-20 anni: di tempo, per sistemare questi lavoratori, ce n’è se si vuole realmente farlo.
Leggete, informatevi e schiaritevi le idee. Pensate cosa è meglio per il vostro mare e per il vostro futuro, se continuare a vivere in un mondo dove è il petrolio a fare da padrone oppure provare ad investire su qualcosa di nuovo ed estremamente necessario (rinnovabili) Pensate e poi andate al seggio: ci sono state persone che, per far sì che tutti avessero diritto voto ed esprimessero la loro idea, hanno rinunciato a qualcosa di estremamente grande.

Votate SI, votate NO: ma votate.

Di Lorenzo Santucci

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