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25 Aprile: per non dimenticare si parte della scuola

25 Aprile: per non dimenticare si parte della scuola

Non è scontato ricordare il 25 Aprile. La preoccupazione più grande, com’è giusto che sia, è che la memoria si perda. Qual è il segreto per non diment

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Non è scontato ricordare il 25 Aprile. La preoccupazione più grande, com’è giusto che sia, è che la memoria si perda. Qual è il segreto per non dimenticare? Il grande lavoro deve venire dalla scuola.

“Suona ancora per tutti campana che non stai su nessun campanile perché dentro di noi troppo in fretta si allontana quel giorno di aprile”

Canta Francesco Guccini.
Non si tratta tanto di una data o della vicenda storica in sé, qui si tratta di passioni, sentimenti e valori su cui è stato fondato il nostro Paese e soprattutto la nostra identità collettiva. La Festa della Liberazione in fondo è tutto questo.
Non è scontato ricordare il 25 Aprile. La preoccupazione più grande, com’è giusto che sia, è che la memoria si perda. Il rischio è sempre presente, e le iniziative per ricordare i grandi fatti che hanno dato vita all’Italia repubblicana, l’impegno e il sacrificio di uomini e donne coinvolti nella lotta partigiana, in una parola la Resistenza, non sono mai abbastanza.
Qual è il segreto per non dimenticare? Il grande lavoro su temi come libertà, tolleranza, pace, rispetto e sacrificio deve venire dalla scuola. Ogni anno il Ministero dell’Istruzione sollecita le iniziative didattiche, raccomanda di approfondirne il significato, si propone di accendere i riflettori su pagine di storia troppo spesso messe da parte. La ricerca della cooperazione, la condivisione di percorsi tra alunni molto diversi tra loro, la condivisione e l’interazione verso obiettivi comuni.. l’occasione del 25 Aprile dovrebbe essere un richiamo a questo impegno e non solo un giorno in più di vacanza.
Personalmente ritengo che l’esercizio della memoria sia necessario ad un popolo per definirsi tale e dello stesso avviso è sicuramente il partigiano Armando Gasiamo, 88 anni che ancora non smette di andare nelle scuole a raccontare la sua personale esperienza nel campo di concentramento a Mauthausen. Stiamo facendo tutto il possibile perché questa storia non finisca dimenticata tra le righe di un libro? Se la smettessimo di soffermarci sull’identità politica, se andassimo oltre i colori, il credo religioso e la nostra individualità di uomini e prendessimo spunto dai fatti della Resistenza, lottando per un obiettivo comune, il benessere del nostro Paese, quella di oggi sicuramente, sarebbe una società migliore. 

Fateci caso.

Di Francesca Romana Veriani

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