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Sono affetto da afantasia: la strana e complessa convivenza con la cecità psichica

Questa volta si parla di mancanza d’immaginazione senza l’intromissione degli ormai a noi tanto cari cinismo e pragmatismo. Di Carolina Saputo Se ti d

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Questa volta si parla di mancanza d’immaginazione senza l’intromissione degli ormai a noi tanto cari cinismo e pragmatismo.

Di Carolina Saputo

Se ti dicessi di chiudere gli occhi per un istante ed immaginare un tramonto sul mare, o magari una festa piena di gente che balla e si diverte, ci riusciresti senza problemi, giusto? In realtà la risposta non è così semplice e scontata come sembra se si pensa all’ “afantasia”, una malattia strana e rarissima di cui non si sente tanto spesso parlare.

Qui il cinismo dilagante non c’entra nulla; sembrerà assurdo infatti, ma, perlomeno per quanto riguarda la scoperta di questa patologia (che io preferirei definire mancanza) molto spesso leggere ha un impatto a dir poco radicale sul tipo di vita futura, e se il cambiamento chissà, potrebbe “illuminare” qualcuno grazie a questo articolo, è un fatto indiscutibile che tutto ciò sia capitato a Blake Ross, leggendo la ricerca riguardante l’afantasia pubblicata dal giornalista Carl Zimmer sul New York Times. Capire quale tipo di assenza provochi questa malattia è abbastanza semplice e intuitivo: si tratta infatti in altre parole di una sorta di cecità psichica, o meglio dell’impossibilità del formarsi di una qualsiasi immagine mentale.

Per riuscire a capire questo particolare tipo di disturbo è sicuramente necessario fare un enorme sforzo di comprensione, poiché per molti immaginare è un processo scontato e naturale; per molti si, ma non per tutti. Il problema in realtà non si esaurisce qui: chi è affetto da afantasia infatti non può registrare ricordi, sensazioni, atmosfere, rendendo di conseguenza nulla l’attività del sogno.

Quando Ross legge l’articolo che parla di un uomo affetto da afantasia, si rende conto di soffrirne, facendo della sua vita passata e del suo rapporto con la creatività una totale menzogna e realizzando di convivere con un’assenza purtroppo incolmabile, ma che ti costringe a fare i conti con la tua prospettiva di esistenza futura, godendo ogni giorno di una sensazione nuova e diversa, per poi dimenticarsene, e ricominciare tutto. Di nuovo.

Di Carolina Saputo

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