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Retwittare? No grazie!: troppi danni con il minimo sforzo

Siamo ad un’altra puntata de “le cose che non vorresti sapere” (ma che dovresti se ci tieni alla salute); sembra infatti che una nuova ricerca scienti

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Siamo ad un’altra puntata de “le cose che non vorresti sapere” (ma che dovresti se ci tieni alla salute); sembra infatti che una nuova ricerca scientifica abbia portato alla luce un fatto sorprendente: pare che retwittare sia diventato sinonimo di danneggiamento della memoria.

Di Carolina Saputo

Se per caso ti riconosci nel profilo di una persona molto attiva sui social, in particolare su twitter, da cui non riesci a staccarti quasi mai, questo articolo fa proprio al caso tuo e anzi, forse dovresti leggere con molta attenzione (senza avere una crisi di panico s’intende). Infatti sembra proprio che una ricerca congiunta tra la Cornell University e l’Università di Pechino abbia rilevato come il semplice e troppo spesso banale gesto di condivisione sui social network danneggi (e non poco) le capacità delle “udite udite” tanto care agli studenti di tutto il mondo (e non solo) , memoria e capacità di apprendimento.

Nello specifico, i ricercatori parlano di sovraccarico cognitivo, in particolare per ciò che riguarda le attività successive alla condivisione: ci crederesti mai? L’attività che è attualmente la più immediata e meccanica, è quella in grado di procurare maggiore danno: massimo risultato con il minimo sforzo si, ma decisamente in negativo quindi. In questo caso, il professore di sviluppo umano presso la Cornell Qi Wang si sente in dovere di dare qualche delucidazione in più, spiegando in maniera esaustiva come la maggior parte della popolazione “social” ormai non condivida più contenuti originali, ma si limiti a pubblicare cose già viste, danneggiando per questo perfino le attività future.

Lo studio, pubblicato sulla rivista “Computers in Human Behavior” e condotto tramite due diversi tipi di esperimento, ha dimostrato come inevitabilmente chi abbia prediletto la condivisione rispetto ad altre attività abbia mostrato poi una peggiore capacità nel portare a termine con successo i progetti successivi, come se paradossalmente un semplice click potesse esaurire tutte (o quasi) le energie cognitive a disposizione.

Sicuro di voler essere ancora così “attivo/passivo” sui social?

Di Carolina Saputo

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