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Se prendo 5, mamma e papà denunciano la scuola

Se prendo 5, mamma e papà denunciano la scuola

Il disagio comportamentale tra genitori e insegnanti: le nuovi generazioni hanno cambiato le basi dell'istruzione. Di Giulia Pezzullo Se vostro figlio

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Il disagio comportamentale tra genitori e insegnanti: le nuovi generazioni hanno cambiato le basi dell’istruzione.

Di Giulia Pezzullo

Se vostro figlio tornasse da scuola dicendo che ha preso cinque al compito di italiano, voi cosa fareste? Nell’ipotesi della mamma tradizionale, si penserebbe immediatamente a ciabatte volanti e playstation sequestrate, nell’ottica del papà di poche parole, si potrebbe essere a una (chiamiamola così) pacca educativa compresa di tirata d’orecchie, ma nella visione dei genitori delle nuove generazioni questi comportamenti non sono così ovvi.

A Macerata, per esempio, mamma e papà di un ragazzo liceale hanno denunciato la scuola a causa dei rumori troppo invadenti che avrebbero impedito al figlio di concentrarsi durante un compito in classe.

Lo studente, infatti, ha preso un votaccio al test durante un periodo nel quale un’impresa edile sta montando un’impalcatura e sta effettuando gli scavi per l’ascensore in vista di alcuni lavori estivi. La preside, appresa la notizia, ha affermato che gli interventi di scavo (ossia quelli più rumorosi) sono previsti solo a lezioni terminate e quindi non interferiscono in alcun modo con l’orario scolastico. Inoltre, il dirigente si è detto completamente all’oscuro di tale denuncia. A sua volta, il presidente della Provincia, Antonio Pettinari, ha dichiarato: “Tutto questo mi fa sorridere”. Effettivamente, questa storia ha dell’incredibile in quanto mette in dubbio la relazione fondamentale tra studente ed insegnante: sembra che la scuola sia passata dalla parte del torto nella vita di un giovane e che i genitori non riescano a non giustificare costantemente i figli per proteggerli dai fallimenti.

Negli ultimi anni, complice la mutazione del nucleo familiare sempre più scarno, la dipendenza dei genitori dalla prole è diventata talmente morbosa da creare una situazione psicologica complessa che molti studiosi hanno analizzato.

La professoressa dell’Università RomaTre Bruna Grasselli definisce questi episodi “disordine della comunicazione” che produce una seria “fatica nell’insegnare”.

Infatti, i docenti molto spesso non sanno come rapportarsi ai ragazzi, una generazione che cambia a velocità impressionante; per esempio, gli insegnanti inglesi si ritirano dalla scuola per il troppo stress nello gestire gli alunni e i loro genitori e quelli francesi stipulano una polizza assicurativa in caso di denuncia da parte delle famiglie. Questo dimostra come, nel tempo, sia cambiata la visione della scuola: se prima era un luogo di formazione indiscutibile, tramite il quale i genitori riuscivano a conoscere le inclinazioni dei propri ragazzi, ora è diventato un polo ininfluente di conoscenza da frequentare solo per obbligo in quanto la crescita dei giovani è distaccata dai modi di fare degli insegnanti.

A questo proposito, lo psicanalista Massimo Ammannitti ha dichiarato: “Se i genitori non sono pronti ad accettare gli insuccessi dei propri figli, è vero anche che gli insegnanti si trovano di fronte a ragazzi più rapidi nell’uso delle tecnologie , in una scuola ancora organizzata come lo era negli anni Cinquanta”.

Non si può trascurare di certo il fattore ‘progresso’, che incide in modo molto forte sulla vita di tutti, specialmente dei ragazzi: se la scuola non riesce a stare al passo di noi giovani, e quindi non riesce ad adeguarsi, lo fanno le famiglie e gli alunni stessi determinando un nuovo modello di istruzione basata su principi estremamente lontani da quelli attuali.

La soluzione migliore dovrebbe dunque conciliare l’attenzione dei docenti ai cambiamenti riscontrati nei ragazzi con l’intelligenza dei genitori nel capire che i professori sono un tassello fondamentale nella vita dei figli, poiché li mettono a confronto con un briciolo di realtà.

Di Giulia Pezzullo

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