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Ripetizioni, un problema di tutti

Le lezioni private sono sempre più richieste e sempre più dispendiose. Un mercato sommerso che danneggia la scuola e le famiglie. Di Stefano Di Foggia

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Le lezioni private sono sempre più richieste e sempre più dispendiose. Un mercato sommerso che danneggia la scuola e le famiglie.

Di Stefano Di Foggia

La scuola è quasi finita!
Qualcuno sicuramente sarà felice, qualcun altro invece non ha ancora avuto il tempo per pensarci perchè deve sbrigarsi a recuperare, cercando di chiudere le falle che si sono aperte durante l’anno.
Ma c’è anche chi guarda il calendario con cinismo, già sicuro che in qualche modo la scuola lo perseguiterà anche durante le vacanze. Per chi sarà rimandato probabilmente si aprirà il capitolo delle ripetizioni estive. Vostra madre vi metterà i libri anche nello zaino per il mare e tra l’unto della pizza e le macchie di gelato sarete costretti a studiare. Qualcuno poi si farà nuovi amici, quelli estivi degli studenti rimandati, i professori di ripetizioni.
Proprio sulle lezioni private la fondazione Einaudi ha concentrato la sua attenzione e ha pubblicato una ricerca sul fenomeno e sulle sue cause.

Lo studio ha provato per la prima volta a quantificare una realtà antica quanto il sistema stesso dell’istruzione, ma del quale si sa sempre poco. Secondo la fondazione, il giro d’affari legato alle lezioni private si aggirerebbe intorno al miliardo di euro, denaro che rimane quasi completamente sconosciuto al fisco. Un mercato sommerso. Stando infatti a quanto dichiarato dagli intervistati, circa nel 90% dei casi non vengono fornite ricevute. Una galassia che spesso si autoalimenta, con poca trasparenza e in base al passaparola all’interno delle scuole stesse. Il 70% dei genitori intervistati ha spiegato di aver reclutato l’insegnante nello stesso istituto che il figlio frequenta.

Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi ha commentato: “Le cifre mi colpiscono per la loro entità. Non mi sembra sia cambiato molto, perché la scuola italiana si pasce di novità che restano sulla cartaper mancanza di risorse”.
Il riferimento è alla riforma del 1995, quando l’allora ministro della Pubblica Istruzione Francesco D’Onofrio, per evitare discriminazioni tra gli studenti ricchi e quelli poveri, istituì i Corsi di Recupero. Nel 2007, per gli “Interventi didattici educativi e integrativi” erano stati stanziati 240 milioni di euro. Poi, con il passare del tempo il finanziamento si è sempre più assottigliato. Ad oggi per le scuole è praticamente impossibile organizzare i corsi.
Rembado inoltre aggiunge: “Gli insegnanti, per impartire lezioni private agli alunni della stessa scuola, dovrebbero chiedere un’autorizzazione al dirigente scolastico. Il fenomeno, però resta spesso sommerso”.

Per le famiglie costrette a rivolgersi ad uno o più insegnanti privati, la spesa è consistente. La ricerca ha calcolato una spesa mensile media di 324 euro per materia. Bisogna poi pensare che molte famiglie per evitare sorprese a giugno, si rivolgono agli insegnanti anche durante l’anno. La fondazione quindi ha stimato un giro d’affari di circa 890 milioni di euro annui.
Per Angela Nava, presidente del Coordinamento genitori democratici, questo “è il fallimento totale del recupero attraverso le scuole stesse. Sono latino, greco, matematica e fisica le materie che costano di più, questo tipo d’intervento pesa moltissimo sui bilanci familiari. Spesso poi va a lezione solo chi se le può permettere, alle superiori la scuola è tornata ad essere di classe.”
Danilo Lampis, dell’Unione degli Studenti, ha aggiunto: “I corsi di recupero sono assolutamente inefficenti, se i finanziamenti fossero adeguati e le scuole potessero organizzarli per tutte le materie, il fenomeno si attenuerebbe parecchio”.

Una questione seria, che danneggia il sistema scolastico, le famiglie e il paese. Se la scuola si facesse carico del recupero dei ragazzi non solo eliminerebbe la sperequità tra gli studenti, ma combatterebbe l’evasione fiscale e le sue cause, dando la possibilità ai professori di svolgere un lavoro regolare per tutti quelli che ne hanno bisogno.
Riguardo ai pericoli che si corrono lasciando il sistema a sé stesso, è utile ripensare al paradosso classista denunciato dai ragazzi di Barbiana di Don Milani, in “Lettera ad una professoressa”: “Sapete bene che per fare tutto il programma a tutti non bastano le due ore al giorno della scuola attuale. Finora avete risolto il problema da classisti. Ai poveri fate ripetere l’anno. Alla piccola borghesia fate ripetizioni. Per la classe più alta non importa, tutto è ripetizione”.

Di Stefano Di Foggia

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