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Recinzioni antiprofughi in Europa? No grazie

Recinzioni antiprofughi in Europa? No grazie

L'Unione Europea dibatte ancora una volta sulla questione profughi e mantiene la sua posizione: illegale ogni sorta di barriera di confine. Di Silvia

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L’Unione Europea dibatte ancora una volta sulla questione profughi e mantiene la sua posizione: illegale ogni sorta di barriera di confine.

Di Silvia Carletti

Non può essere un filo spinato a fare la differenza: la soluzione alla crisi immigrati risiede nella volontà e nella capacità degli Stati europei di collaborare gli uni con gli altri, cercando di offrire risposte immediate al problema che, se lasciato progredire senza alcun intervento, diventa sempre meno sostenibile. Si tratta di responsabilizzazione, prima di tutto.

Ci sono Paesi che vedono ogni giorno l’arrivo di migliaia di profughi in condizioni pessime, in Italia ci accorgiamo quotidianamente della gravità della situazione, e altri che invece non ne sono toccati se non in minima parte. Questa non è solidarietà. Non è Unione.

I leader dei Giovani Industriali Therese Niss (Junge industrie austriaca) e Marco Guy (Confindustria italiana) sono intervenuti in sede Ue rivelandosi assolutamente contrari alle recinzioni: queste, a loro avviso, non sono altro che un ostacolo economico e sociale. I costi previsti per il controllo delle frontiere infatti si agirerebbero attorno ai 18 miliardi di euro l’anno, cifre che ad esempio l’Italia non può permettersi. Senza parlare del risentimento dei paesi confinanti: riuscireste a immaginarvi un’Europa “murata”?

“Populismi e nazionalismi alimentano soltanto le paure” hanno dichiarato Niss e Gay, “oltre a minacciare alla base le fondamenta dell’integrazione e del mercato unico europei”. In effetti la situazione mette a dura prova l’identità internazionale europea, che ora deve mettere da parte concorrenze e individualismi per uscire indenne- o quasi- dal problema. Se è vero che “nessun paese europeo può affrontare da solo tutte queste sfide”, bisogna anche riflettere su come le premesse ideologiche, che in potenza sono molto valide e convincenti, verranno messe effettivamente in atto. Sicuramente, una via da percorrere è quella della prevenzione, e non del rimedio tardivo: si dovrebbe per prima cosa intervenire con sostentamenti finanziari sui luoghi da cui si originano questi flussi migratori, e poi preoccuparsi della ripartizione tra Stati.

Confidiamo nella coerenza delle posizioni della Commissione europea.

Di Silvia Carletti

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