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“42”, la scuola dei geek è a Parigi

Dimenticate professori, lezioni e orari. Una scuola di progettazione fuori dagli schemi. Di Stefano Di Foggia Per entrare in questa scuola non sono ne

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Dimenticate professori, lezioni e orari. Una scuola di progettazione fuori dagli schemi.

Di Stefano Di Foggia

Per entrare in questa scuola non sono necessari titoli di studio o denaro. Basta avere tra i 18 e i 30 anni, essere interessati all’informatica e avere tanta fantasia.
Si chiama “42”, nome preso in prestito dalla “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams, libro di culto della “geek generation”. È in un cubo moderno e luminoso tra i quartieri periferici di Parigi. L’hanno creata nel 2013, Xavier Niel, noto imprenditore di successo francese e altri tre. Tra cui il direttore Nicolas Sadirac, nato a Bordeaux ha poi studiato negli Stati Uniti ed è stato al lungo alla guida di Epitech, un’Università privata che oggi è un punto di riferimento mondiale nell’insegnamento di Information Tecnology.

42 è una scuola speciale, senza professori, senza corsi, che non rilascia diplomi, gratuita e aperta 24 ore su 24 e sette giorni su sette. Anche la selezione è particolare, sostanzialmente ti buttano in “piscina” e impari a nuotare.

Ma lo stage sembra più un mare in tempesta che una piscina. I candidati arrivano a scuola e non c’è nessuno ad accoglierli, nessuno a spiegargli nulla. Vanno a sedersi davanti a un computer sul quale c’è scritto “clicca qui”. Cliccando si da il via a un percorso che dura quattro settimane e che funziona a livelli, come un videogioco. Ci sono trappole, memorie cancellate e “mostri” da sconfiggere, il tutto in una stanza sempre piena di vita e di rumore.

I pochi che arrivano in fondo, diventano studenti della scuola e iniziano un percorso formativo quasi completamente autogestito.

Insomma, a quanto dice Sadirac: “42” è in qualche modo una scuola per gente “out of the box”, ed è un errore pensare che Niel la finanzi perché ha bisogno di genietti per la sua azienda. Se l’obiettivo fosse stato questo avrebbe potuto farsi una cosa sua, spendendo molto meno e non una scuola che fornisce sviluppatori anche ai suoi concorrenti”. Infatti per questa operazione Xavier ha messo sul piatto 100 milioni di euro del suo patrimonio personale. Sadirac aggiunge: “Ci ha imposto di non riflettere al possibile modello economico della scuola per almeno sette anni. In realtà è difficile non pensarci. Tanto più che l’idea di fondo è relativamente semplice e il meccanismo dovrebbe scattare quasi automaticamente: il finanziamento futuro dovrebbe essere assicurato dai fondi provenienti dagli ex studenti che hanno fatto i soldi. Basti pensare che hanno già creato una sessantina di start up”.

Forse questa è la scuola del futuro, almeno in un campo dove la creatività e la fantasia sono fondamentali. In fondo, se si cercano idee fuori dagli schemi, bisogna trovare persone fuori dagli schemi e fornirgli spazi fuori dagli schemi.
Intanto la scuola sta avendo sempre più successo e i numeri sono molto positivi.

Il primo anno i candidati erano 50mila, nel 2014 65mila e l’anno scorso 80mila.

Una tendenza di crescita che fa guardare al futuro. Niel&Co pensano di esportare il modello, il progetto più concreto, per ora, è negli Stati Uniti, ma vorrebbero aprire delle sedi anche in Asia, in Australia e magari in Africa.

Di Stefano Di Foggia

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