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Prostitute per obbligo

In Argentina, vengono rapite e costrette alla prostituzione tantissime adolescenti prelevate con la forza o con l'inganno dalle loro famiglie. La poli

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In Argentina, vengono rapite e costrette alla prostituzione tantissime adolescenti prelevate con la forza o con l’inganno dalle loro famiglie. La polizia sa, ma non fa nulla.

L’Argentina è un Paese che, oltre a vantare tradizioni e storia notevoli, affronta ogni anno un tasso di povertà elevatissimo che porta la sua popolazione a vivere in modi spesso critici. Sono all’ordine del giorno rapine per pochi spiccioli, aggressioni, spaccio e tratta di donne. Sì, tratta di ragazze piccole, grandi, bianche, nere.

Negli ultimi 30 anni, sono sparite tantissime ragazzine, strappate dalle loro famiglie mentre giocavano con gli amici o tratte in inganno dai familiari stessi e poi vendute. Le mamme delle ‘desaparecidas’ hanno iniziato a parlare, a denunciare i soprusi subiti dalla polizia che viene a sapere di un presunto rapimento; raccontano di come le loro figlie non siano tornate a casa dopo aver passato qualche ora in giro per la città con gli amici, parlano del dolore di non riuscire a ritrovare le loro bambine da nessuna parte. Tutto è partito da Margarita, la mamma di Susi, una ragazza scomparsa nel 1992 e trovata morta nel 1995; la donna non ha mai avuto dubbi: era stata rapita e portata in uno dei 1200 ‘postribolos’ illegali di Buenos Aires. Nella capitale argentina, infatti, esistono una quantità enorme di bordelli di cui lo Stato è a conoscenza e che costringono delle ragazze appena adolescenti (13 anni di età) a prostituirsi anche con 50 clienti a notte.

Alcune, fortunate, sono riuscite a scappare qualche mese fa e hanno preso coraggio parlando del loro incubo. Fabiola, 21enne, originaria del Paraguay è stata ingannata da suo fratello e dalla cognata che l’avevano invogliata a trasferisti a Buenos Aires per lavorare come baby-sitter quando aveva solo 15 anni; invece, si è ritrovata di fronte i suoi aguzzini che hanno iniziato a torturarla, drogarla e infine costretta alla prostituzione. Fabiola ha spiegato ai microfoni di La Repubblica come il suo padrone la picchiasse e la obbligasse a fare tutto ciò che gli passava per la mente; racconta, addirittura, di aver subito violenze sessuali dopo essere stata sedata con delle pasticche per il sonno. “Mi dava delle pillole per farmi dormire, me le dava sempre. Io sentivo quello che mi faceva ma non riuscivo nemmeno a parlare” ha detto la ragazza che poi ha aggiunto: “Se tu non fai quello che dice il padrone ti punta una pistola in testa“.

Alla sua voce si è unita quella di Mayelin, mamma 31enne di due bambini avuti da chissà chi. La donna ha affermato che iniziava a prostituirsi alle sei del pomeriggio e staccava alle sei del mattino, dopo 12 lunghe ore di violenze e soprusi subiti da tantissimi uomini ogni notte. Sonia, invece, ha passato 12 anni della sua vita all’interno dei bordelli di Buenos Aires insieme ad altre ragazze che ora non sa neanche se siano vive o morte. È stata venduta dalla signora per cui lavorava quando aveva 13 anni, dopo averla fotografata per darla in pasto ai clienti.

Queste ragazze e donne, fuggite dai loro aguzzini, sono ora ospiti della sede di Las Madres Victimas de trata, dove cercano di costruirsi una nuova vita e affievolire il dolore che portano nel cuore. Le loro mamme hanno manifestato quest’anno per la prima volta per far sentire la loro voce, per denunciare uno Stato che tace di fronte a questa situazione, per gridare l’omertà della polizia e per tentare di riavere le proprie bambine a casa. Ragazze strappate alle proprie famiglie, a cui è stata negata l’adolescenza. È inaccettabile pensare di essere ancora di fronte a situazioni del genere. E questa non è che la punta dell’iceberg.

Di Giulia Pezzullo

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