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La scuola italiana salvata dagli studenti stranieri

La scuola italiana salvata dagli studenti stranieri

È giunto il momento di adattarsi alle nuove esigenze. Di Stefano Di Foggia Secondo i dati del Censis, senza gli immigrati l'Italia sarebbe un paese su

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È giunto il momento di adattarsi alle nuove esigenze.

Di Stefano Di Foggia

Secondo i dati del Censis, senza gli immigrati l’Italia sarebbe un paese sull’orlo del crac demografico, con 2,6 milioni di giovani under 34 in meno.

Non solo,

805.800mila studenti stranieri hanno salvato 35.000 classi e 68.000 insegnanti

che ad oggi non farebbero più parte del sistema d’istruzione italiano. Basti pensare che

dei 488.000 bambini nati in Italia nel 2015, anno con il minor numero di nati di tutta la storia italiana, 73.000 hanno entrambi i genitori stranieri e 28.000 uno dei due.

Davanti a questi numeri la scuola si mette in discussione e si interroga per andare incontro alle esigenze di tutti. L’obiettivo è quello di diventare un luogo di inclusione sociale. Così a Cremona l’Ufficio scolastico Provinciale nell’ambito del seminario nazionale “S-cambiando s’impara” ha messo a tema il pluralismo religioso. Si è parlato del valore dello Hijab e sono state portate testimonianze diverse di esperienze vissute nelle scuole italiane. Taha Alorabi ad esempio ha raccontato: “Quando in quarta elementare ho cantato l’inno nazionale e ho pronunciato le parole ‘fratelli d’Italia’ con la mano sul cuore ho capito che ero uno di voi”. Poi però ha detto: “Il primo giorno di scuola lo ricorderò per sempre. Piangevo e ripetevo ‘Dov’è papà?’ ma nessuno mi capiva!”

È una scuola obbligata al cambiamento. Obbligata a stare al passo con i tempi e con i mutamenti della società. L’integrazione passa per i banchi e perdere quest’occasione significa creare ferite che spesso non si rimarginano. La Scuola se vuole adempiere al suo scopo all’interno della società non deve aver paura di diventare un luogo accogliente, realmente aperto a tutti. Bisogna rispondere alla paura con la conoscenza, alla solitudine con l’inclusione.

Di Stefano Di Foggia

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