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Premio Strega Giovani 2016: i ragazzi votano Rossana Campo

Premio Strega Giovani 2016: i ragazzi votano Rossana Campo

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La premiazione è avvenuta a Montecitorio alla presenza della Presidente della Camera Laura Boldrini, che ha conferito alla scrittrice un assegno di tremila euro.

Di Silvia Carletti

I ragazzi amano le storie vere, gli antieroi, le stravaganze. Soprattutto se a raccontarle c’è chi le ha realmente vissute e realmente sofferte. Un po’ come fa Rossana Campo nei suoi libri, non a caso la vincitrice del Premio Strega Giovani di quest’anno. È stata la più votata tra gli altri dodici candidati al concorso, scelta da una commissione di ben 500 giovani provenienti da dieci differenti licei e istituti italiani. Saranno quel suo modo di scrivere semplice e diretto, quella visione disincantata e lucida del mondo, quell’elegante scioltezza con cui riesce a raccontare scene crude, drammatiche o ironiche tra le pagine dei suoi libri che le hanno permesso di colpire e conquistare la sensibilità dei giovani.

Questa profondità nell’osservare il mondo circostante, con gli occhi e il cuore di un’artista (tra l’altro la Campo è anche pittrice), la rendono artefice di un mondo vivamente umano, così vero, così vicino ai gusti dei ragazzi che in quelle storie riflettono un po’ se stessi. Perché in fondo non si tratta che di uomini e donne fragili, in cerca di un equilibrio che si rivela puntualmente precario.

Così il suo ultimo libro, “Dove troverete un altro padre come il mio”, è una biografia che la scrittrice dedica al padre Renato, morto qualche tempo fa. Un ricordo sincero di ciò che hanno vissuto insieme.

Niente sentimentalismi o storie “strappa lacrime”, solo la realtà raccontata con gli occhi di quella che fu prima una figlia e che poi nel crescere divenne sempre più una “madre” e un punto di riferimento per il proprio padre, un uomo raccontato come “infinitamente vitale ed estremamente fragile” nelle sue molteplici sfumature di personalità.

Del libro i ragazzi recensiscono positivamente: “Una storia bella perché senza filtri. Padre e figlia si ritrovano nel mondo della parola, della scrittura che non ha paura di chiamare le cose con il loro nome, di strappare il velo di convenzioni e falsi moralismi”, ha detto una studentessa di un liceo scientifico di Roma. La scrittrice stessa riconosce di aver parlato “del meglio e del peggio” che la vita le ha offerto, senza finzioni e forzature, ma con estrema autenticità.

Perché in fondo il padre è stato l’uomo che più di tutti con i suoi errori, come ha detto lei, le ha insegnato il valore della fedeltà a se stessi.

Di Silvia Carletti

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