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Quello di Troia non è un cavallo, ma una nave!

Quello di Troia non è un cavallo, ma una nave!

Avete presente la storia dell'armata coraggiosa guidata da Ulisse che, a bordo di un enorme cavallo, entra nella fortezza nemica per conquistarla? Beh

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Avete presente la storia dell’armata coraggiosa guidata da Ulisse che, a bordo di un enorme cavallo, entra nella fortezza nemica per conquistarla? Beh, non è vero neanche questo.

Di Irene Tinero

In un mondo sempre più privo di porti sicuri e certezze, in cui l’uomo è costantemente esposto alla caducità della vita e alle mille domande esistenziali del genere umano, dobbiamo accettare anche il fatto che

quello di Troia non fosse affatto un cavallo.

Dopo “un, due, tre, stai là” (e non “stella”) diciamo pure addio all’ennesima certezza.

A sostenere questa tesi rivoluzionaria è Francesco Tiboni, brillante archeologo che ha intrapreso anche la carriera di ricercatore e quindi si è andato proprio a cercare il posto all’estero: Francesco oggi insegna in Francia ed è ricercatore per l’Università di Aix-en-Provence e Marsiglia.

Tiboni e tutta l’archeologia navale sfatano il mito millenario sostenendo che la geniale macchina ideata da Ulisse e gli Achei, nella guerra contro i troiani, non fosse un cavallo ma la Hippos, una particolare nave da guerra fenicia con la polena (la parte dove solitamente vediamo una bella sirena in legno) a forma di cavallo.

Un cavallo c’è, ma di dimensioni molto più ridotte.

Chiunque abbia sostenuto un esame di filologia dovrebbe aver già capito dove sia il malinteso: il plurisecolare equivoco è legato ad un’errata traduzione. L’hippos diviene “equus” e la vicenda di Odisseo, risalente al XIII sec a. C., si diffonde con questa “connotazione equina” grazie a Virgilio, inconsapevole divulgatore di questa storia nell’Occidente, a partire dal VII sec a. C. Non a caso risalirebbero proprio a questo periodo le prime raffigurazioni del cavallo, 25 in tutta la storia dell’arte.

Se analizziamo i testi omerici e sostituiamo l’errore con la corretta traduzione, la vicenda non cambia nella sostanza, ma assume sicuramente una contestualizzazione molto meno surreale: è possibile che l’abbaglio sia stato voluto in tal senso, al fine di creare un’aura molto più fantastica e romantica intorno a tutta questa vicenda. Un conto è leggere “gli Achei espugnarono le mura della città di Troia a bordo di un immenso cavallo”, un altro è dire che vi entrarono grazie ad una nave, in prestito dai Fenici per giunta.
Tiboni non scorge delle intenzionalità regresse volte a migliorare la triste realtà, ma semplicemente sostiene che il termine “hippos” sia caduto in disuso e questo ha lasciato ampio spazio al proliferare di “errata corrige”.

A questo punto solo una cosa è certa: la povera Penelope che tesse e attende e noi, come lei, #FacceCaso, non abbiamo #maiunagioia!

Di Irene Tinero

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