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Quanto vali? A,B,C,D o E?

Tornano le valutazioni in lettere e vengono aboliti i numeri. Di Ludovica Gentili Un ritorno al passato, ma sopratutto un modo per cambiare la visione

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Tornano le valutazioni in lettere e vengono aboliti i numeri.

Di Ludovica Gentili

Un ritorno al passato, ma sopratutto un modo per cambiare la visione che un bambino durante il percorso di crescita può avere di se stesso, stiamo parlando della nuova riforma che prevede il ritorno alla valutazione scolastica non in termini numerici ma tornando alle care e vecchie lettere.

A quanto pare, non saranno più i numeri a indicare il voto di un tema o di un compito di matematica ma una “A, B,C,D o E” , che tornano a dominare i fogli protocollo con l’inchiostro rosso.

Se ci soffermiamo a riflettere possiamo trarne una conclusione positiva, se si pensa che già di per sé l’essere valutati comporta uno stress psicologico non indifferente per un bambino o un adolescente, sopratutto sé ciò che siamo poi diventa un numero. Spieghiamoci meglio: dentro ognuno può svilupparsi un concetto del proprio valore sulla base di come viene valutato un compito, ci si può sentire giudicati o valutati sulla base del voto: “io valgo 3” ad esempio, e questo potrebbe nel tempo diventare un gran problema in termini di autostima.
Fu la riforma della Gelmini a introdurre nuovamente la valutazione numerica abolita nel 1977, e si sta lavorando affinché già dal prossimo anno scolastico rientrino in vigore le vecchie valutazioni.
Ancora non è chiaro se verrà estesa anche alle scuole medie e superiori, ma per il momento è certo che la scuola primaria sarà la prima a godere di questa modifica.
Può sembrar strano che semplicemente una “A” rispetto ad un “10” o una “E” contro un “2” faccia la differenza, ma in realtà è proprio così, la corsa al voto in questo modo verrà abolita e lo studente potrà comprendere meglio di aver o meno raggiunto la preparazione sperata rispetto ad una determinata materia.
“Una pillola dorata” come si suol dire, ma effettivamente stando anche ad uno studio conseguito in merito, le lettere monitorano meglio l’evoluzione delle competenze e conoscenze e allo studente arriva in modo più delicato la valutazione di ciò che ha prodotto.

Questo potrebbe aiutare i bambini a esser stimolati al miglioramento e al raggiungimento dell’obiettivo, senza grandi traumi. Certo una “A” corrisponde sempre ad una “A” come una “E” ad una “E” ma senza dubbio l’impatto è meno svilente o traumatico.
E voi cosa ne pensate, siete d’accordo?

Di Ludovica Gentili

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