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Smart working in Italia? Sì, ma non per noi giovani!

Smart working in Italia? Sì, ma non per noi giovani!

I dati Istat non portano buone notizie per la classe di lavoratori tra i 25 e i 34 anni: la percentuale femminile di smart workers è solo dello 0.9%,

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I dati Istat non portano buone notizie per la classe di lavoratori tra i 25 e i 34 anni: la percentuale femminile di smart workers è solo dello 0.9%, quella maschile dell’1.2%.

Di Silvia Carletti

Il “lavoro agile”, quello che permette a dipendenti e collaboratori di svolgere il proprio lavoro direttamente da casa per via telematica, è una pratica ancora poco diffusa in Italia rispetto al resto dell’Europa, e coinvolge una fetta di lavoratori che ci lascia un pò perplessi.

La percentuale di smart workers più alta si registra per le donne tra i 65 e i 74 anni, prime in assoluto con il 3,5%.

Ci aspetteremmo di vedere piuttosto giovani ragazzi e ragazze alle prese con il telelavoro da casa, soprattutto per chi ha messo su famiglia da poco e ha figli piccoli. Eppure, tra i giovani lo smart working non è popolare, anche perché a regolare il contratto vi è una legge ben precisa che non comprende ancora ogni classe di lavoratore. Infatti, il decreto prevede che soltanto alcune figure professionali possano svolgere attività dalla propria abitazione, o in mobilità grazie a computer e dispositivi mobili, invece che in azienda.

Innanzitutto, si deve trattare di lavoratori fissi con contratti superiori all’anno di lavoro, e inoltre bisogna avere un reddito di minimo 30mila euro l’anno. Quindi il campo si restringe: manager, dirigenti, agenti commerciali sono i più favoriti, la maggior parte dei quali (ben il 51%) secondo le ricerche nazionali Regus lavorano da casa già per metà settimana. Dobbiamo considerare anche un altro fattore per comprendere i motivi della scarsa diffusione del lavoro agile tra i giovani: solitamente i datori di lavoro tendono a rendersi più disponibili con i propri dipendenti solo con il passare del tempo e degli anni di servizio, solo a quel punto consentono questa nuova possibilità.

A tutti gli effetti, è una grande possibilità per gli impiegati che non vedono nemmeno variare o ridursi il loro stipendio: a parità di lavoro svolto, che sia da casa o in azienda, la retribuzione non cambia di un centesimo, e in più si consente loro di poter gestire meglio il proprio tempo e la vita personale, soprattutto in relazione alle esigenze famigliari.

Purtroppo, è una realtà che deve ancora ben radicarsi nel nostro Paese e che deve ancora raggiungere i nostri giovani.

Di Silvia Carletti

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