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La storia di Vincenzo Diaferia e il paradosso della riforma di Renzi

Anni col fiato sospeso in attesa di una chiamata per la supplenza. La Buona Scuola di Renzi assume a un passo dalla pensione. #FacceCaso. Insegnanti a

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Anni col fiato sospeso in attesa di una chiamata per la supplenza. La Buona Scuola di Renzi assume a un passo dalla pensione. #FacceCaso.

Insegnanti a un passo dalla pensione resuscitati dalla legge 107. Tra i numerosi docenti che hanno conquistato la cattedra grazie alla “Buona Scuola” c’è anche chi, come Vincenzo Diaferia che di anni ne ha 64, è abilitato in stenografia, una materia ormai estinta.
“Ho cominciato insegnando la mia materia alla ragioneria e nei professionali per il commercio. Ora faccio assistenza ai docenti che insegnano informatica”.

Ecco qui l’intervista riportata da Repubblica:

Lei, come altri assunti in fase C, potrebbe essere destinato ad altre città.
“Onestamente dico che ormai ho fatto la mia vita. Non mi spaventa l’idea di spostarmi per ualche tempo, ora che i figli sono sistemati. Una casa vale l’altra. La verità è che ci chiedono ancora flessibilità, elasticità, quando forse sarebbe più utile mandarci in pensione e lasciare spazio ai nostri figli, che sono precari”.

A lei quanto manca per potersi riposare un po’?
“Non più di un paio d’anni, credo di poter andare in pensione nel 2018. Ma non sono stanco di lavorare. Credo soltanto che se continuiamo noi a occupare queste cattedre non potranno mai trovare un posto i più giovani, che magari ne hanno maggiormente bisogno e devono mettere su famiglia. Ritengo poi che non sia giusto, dopo 29 anni a girare come una trottola, essere trasferito in altre regioni d’Italia. Il verdetto, per me come per altri, arriverà il prossimo 8 agosto”.

Lei è abilitato in stenografia. Una specie in via d’estinzione.
“Tanti ministri ci hanno lasciato per strada, nessuno sapeva come collocarci. Alla fine ora faccio trattamento testi di sostegno ai laureati d’informatica, in compresenza. Insegno il pacchetto Office, mentre loro fanno programmazione”.

In tanti anni ci sono stati anche dei momenti di stop.
“Certo, anche un intero biennio. Mi sono arrangiato con tanti lavoretti, sono stato per esempio in campagna. Poi per sei anni nella segreteria di una scuola. Ventinove in totale di precariato, e ventitre ad aspettare ogni mese di conoscere una nuova destinazione”.

Dice che andrebbe in pensione volentieri. Perché allora ha giocato la carta “Buona Scuola”?
“Intanto perché ho ancora bisogno di alimentarmi. Ho necessità di uno stipendio per vivere. E poi perché negli ultimi anni ho lavorato in segreteria, ma volevo avere l’opportunità di chiudere la mia carriera in classe. Mi sono abilitato come docente, ho fatto anche lezioni private. Sono nato tra i banchi e lì voglio finire il mio percorso lavorativo”.

Di Francesca Romana Veriani

 

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