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Genitori che non mandano i figli a scuola

Genitori che non mandano i figli a scuola

Udine, una coppia di genitori non manda i figli (minorenni) a scuola. Scatta la denuncia per omissione dell’istruzione obbligatoria. Uno, due, tre gio

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Udine, una coppia di genitori non manda i figli (minorenni) a scuola. Scatta la denuncia per omissione dell’istruzione obbligatoria.

Uno, due, tre giorni, una settimana, e il bambino a scuola ancora non si vede. Le maestre continuano tranquille le proprie lezioni, però col passare del tempo cominciano a sorgere dei dubbi… da quanto tempo questo ragazzo non frequenta? Che fine hanno fatto i genitori? Allora mandano lettere a casa, qualche richiamo, le dovute sollecitazioni per ottenere una risposta, una motivazione valida. Niente. La famiglia non spiega nè giustifica le assenze dei propri figli. Non si tratta soltanto di una storia, ma di un fatto accaduto realmente a Martignacco, in provincia di Udine. Le maestre, impensierite e messe alle strette in una situazione di totale assenza di dialogo con i famigliari dei due “alunni-fantasma”, hanno deciso di chiamare le autorità del posto.

I Carabinieri sono intervenuti immediatamente e quando si sono presentati alla porta dei genitori, un uomo di 41 anni e una donna di 38 entrambi di origine nomade, non hanno ricevuto alcuna spiegazione per le ripetute assenze dei figli (il grande, di 14 anni, non si era presentato a scuola per metà dell’anno mentre la più piccola, 8 anni, frequentava l’istituto solo un giorno su tre) e sono stati denunciati per aver omesso loro l’istruzione obbligatoria.

Sembra assurdo, ma non è il solo caso che si manifesta in Italia. Sono moltissime le famiglie che a causa di problemi di integrazione, o difficoltà economiche, o anche senza vere e proprie motivazioni sottraggono i propri figli all’istruzione obbligatoria. Forse sottovalutano il significato e il valore dell’istruzione, l’importanza di far crescere i propri ragazzi nella cultura e nell’educazione alla società. I disagi economici, in qualche modo, lo Stato li soccorre con finanziamenti e sussidi, se non che esoneri e riduzioni su libri e le tasse scolastiche. I problemi famigliari, per quanto gravi, senza essere negati o sminuiti, non posso influenzare la libertà e il diritto del ragazzo di frequentare una scuola. Per tutto il resto, non ci sono scusanti valide e purtroppo bisogna riconoscere che di fondo c’è soltanto una grave mancanza di civiltà e di rispetto verso gli stessi bambini, che subiscono inconsapevolmente le scelte dei genitori. #FacceCaso.

Di Silvia Carletti

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