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Come definire la violenza nel nuovo millennio.

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Tutto ciò di cui dovremmo aver paura dentro e fuori i confini di Stati, culture o religioni. Ludwigsburg, Germania - arrestato un quindicenne perché s

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Tutto ciò di cui dovremmo aver paura dentro e fuori i confini di Stati, culture o religioni.

Ludwigsburg, Germania – arrestato un quindicenne perché stava progettando un attacco suicida nella sua scuola. Nella casa dove viveva con i genitori la polizia ha trovato un arsenale di armi, prodotti chimici per la fabbricazione di esplosivi e carte topografiche dell’istituto.

Il giovane sarebbe stato spinto ad agire dai continui episodi di bullismo di cui era vittima.

Ciò che colpisce di più è che il ragazzo era entrato in contatto via Internet con Alì Sonboly, il diciottenne tristemente famoso per la sparatoria a Monaco avvenuta il 22 luglio scorso.

Anche questa strage è del tutto estranea a fini terroristici. Il diciottenne soffriva di disturbi psichiatrici e aveva dei problemi nella sua scuola, essendo anche lui vittima di bullismo.
Gli inquirenti hanno scoperto, entrando in casa sua, che Alì aveva una passione per i videogiochi violenti e ammirava Anders Breivik, estremista di destra che nel 2011 ha ucciso in Norvegia quasi ottanta persone.
Si sta ancora cercando di dipingere la reale personalità del ragazzo, che oscilla tra l’ossessione per la figura di Adolf Hitler e una presunta fragilità emotiva dettata dalle violenze subite a scuola.
Unica cosa certa è che le nove vittime dell’attacco avevano tutte età compresa tra 14 e 21 anni, tranne una donna di 45 anni: erano quindi i giovani il bersaglio.
La Germania dopo queste vicende, compresi i fatti di Heidingsfeld con i suoi colpi di ascia contro i passeggeri di un treno e l’attacco suicida di Ansbach nei pressi di un concerto, non dorme più sonni tranquilli. Come tutti al mondo del resto.
Ormai il pericolo si manifesta ai nostri occhi sotto le forme più svariate e la maggior parte è figlia del nostro tempo.
Non che la violenza o il desiderio di vendetta siano nate nella nostra società, ma pensando a vicende come il Massacro della Columbine High School del 1999 nel quale due ragazzi di diciassette anni hanno aperto il fuoco nel loro liceo uccidendo 13 persone e ferendone 23, non si può considerare quest’aggressività come prerogativa umana.
Anche i killer della Columbine sono stati spinti dal bullismo di cui erano vittime da tempo, ma la loro reazione ha superato di molto l’umana rabbia che un individuo può provare quando viene emarginato.

Potremmo individuare l’origine di queste nuove tendenze nell’uso spropositato di videogiochi violenti, nella visione di film che abituano i nostri occhi ad atti brutali o nella scarsa attenzione all’evoluzione dell’individuo che spesso può sentirsi impotente di fronte alle difficoltà che incontra.

Ma nessuna di queste è la ragione: è l’insieme che ci distrugge, che permette ad un ragazzo di impugnare un arma pensando di puntarla addosso a dei coetanei per sentirsi più forte di loro.
Prima di leggere questa notizia sentivo un certo senso di sicurezza al pensiero che il male venisse solo da fuori sotto forma di terrorismo e brutalità, che solo persone sotto la guida cieca di un indottrinamento radicale potessero compiere gesti del genere.
Ora invece la paura di noi stessi è forte come la paura di quel che è estraneo (ma non per questo diverso): massacrare innocenti in nome della Sharia non è poi così lontano dal desiderio di stroncare sul nascere la vita di giovani per affermare la propria personalità o sentirsi magari per la prima volta invincibili.

Di Benedetta Frantellizzi

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