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I grandi classici, guida alla lettura: Leonardo Sciascia – “Il giorno della civetta”

I grandi classici, guida alla lettura: Leonardo Sciascia – “Il giorno della civetta”

Terzo appuntamento con qualche dritta per una sana lettura di uno dei capisaldi della letteratura mondiale. Che lo si voglia accettare o no, la mafia

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Terzo appuntamento con qualche dritta per una sana lettura di uno dei capisaldi della letteratura mondiale.

Che lo si voglia accettare o no, la mafia é un cliché, un’associazione mentale indissolubile dal nostro paese. Da film come il Padrino a Roberto Saviano, la Sicilia sembra, sia agli Italiani che all’estero, il semplice guscio di un’attività criminale troppo radicata, troppo ramificata perché possa essere ostacolata o fermata.

Ma non é stato sempre così . Infatti Leonardo Sciascia ha avuto il pregio di scrivere di mafia quando ancora la mafia “non esisteva”, o almeno si fingeva che non esistesse. Un male così subdolo e nascosto, quasi invisibile, che usava metodi molto evidenti, come lupare, pistole, esplosivi e sicari, non compariva sui giornali né nei racconti ed era circondata da qualcosa di simile ad aura di potere e mistero.

Tutti i siciliani la conoscevano, dal più semplice macellaio al più importante membro politico, eppure quando c’era un omicidio si archiviava semplicemente come “crimine sentimentale” ovvero dato dalla gelosia o dalla passione, totalmente lontano insomma, da sistemi criminali organizzati come la mafia.

Il giorno della civetta comincia con l’omicidio di Salvatore Colasberna, un piccolo impresario edilizio, ed il capitano Bellodi, emiliano di Parma, ex-partigiano, che si ritrova a dover fare i conti con la realtà mafiosa….

  • Pro:

La realtà mafiosa: Sembra un’ovvietà, ma non lo é per niente. Scrivere di mafia riuscendo a ritrarre la complessa psicologia del paese in cui si trova (l’omertà, la paura, la realtà siciliana intrisa di tradizioni e regole comportamentali) e della struttura mafiosa stessa, senza scadere in semplici descrizioni sensazionalistiche di violenza é molto difficile. Eppure attraverso la prosa di Sciascia si respira il clima siciliano, il modo di pensare dei mafiosi, dei politici incriminati e di tutta quella sotto-società siciliana fatta di falsi informatori, di sicari e di silenziosi testimoni che chiudono gli occhi quando sentono uno sparo.

Il capitano Bellodi:La scelta del “detective” é molto interessante, poiché si tratta di un capitano emiliano, ex-partigiano, abituato a combattere ed a comandare. Attraverso gli occhi del capitano Bellodi vediamo come un non siciliano incontra questa diversa mentalità, questo paese intriso di regole che tutti conoscono ma che nessuno ha scritto. In particolare il capitano Bellodi riesce a farsi strada anche per i suoi modi di fare “da nordico”, da poliziotto paziente e gentile. In questo racconto infatti si pone l’accento anche sulla polizia siciliana, che molto spesso si rivela avere metodi violenti, oltre ad essere abitata ad usare la paura e le minacce per combattere la mafia. Infatti con i suoi modi gentili il capitano Bellodi confonde i siciliani, e li porta a confessare.

  • Contro:

Nulla può cambiare: Se bisogna sforzarsi e trovare un motivo per sconsigliare questo autore, sarebbe sicuramente il pessimismo imperante. La mafia non é un argomento leggero, ma in Sciascia rimane (non tanto nel giorno della civetta, ma in altri romanzi) un senso di sconfitta totale e decisivo. Molto spesso l’eroe viene annientato dalla realtà criminale ed anche se ci somministra una buone dose di realismo ( forse un po’ troppa), se si legge romanzi é prima di tutto per conoscere realtà che sembrano lontane ma sopratutto per credere nel cambiamento e nel miglioramento. Questo, molto spesso in Sciascia viene a mancare.

Di Marilisa Lillo

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