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Il Patto sociale di Modena

Una nuova forma di assistenza economica ai disoccupati sbarca nella città di Modena: un'ottima idea, che ridona soprattutto un po' della dignità che i

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Una nuova forma di assistenza economica ai disoccupati sbarca nella città di Modena: un’ottima idea, che ridona soprattutto un po’ della dignità che il mondo del lavoro di oggi ci sta togliendo!

Si tratta di un contributo economico aperto ai disoccupati, comprendente anche quanti siano in mobilità o cassa integrazione, ideato dal comune di Modena: cosa fare in cambio per ottenerlo? Niente di più che del sano volontariato!

Per “attività socialmente utili” si intende baby parking, pulizia del verde, assistenza agli anziani e collaborazioni con enti no profit, che si occupano di distribuire abiti usati o lavorare nelle mense.

Bisogna ovviamente rispondere a delle credenziali di accesso:

il progetto è aperto a persone con un Isee massimo di 10 mila euro; devono avere un’età compresa tra i 18 e i 65 anni e sono esclusi tutti coloro che hanno già avuto diritto ad una casa popolare.

Riguarda italiani e stranieri, l’importante è che risiedano a Modena. Gli interessati andranno a sottoscrivere un Patto Sociale di Cittadinanza, in cui, con l’aiuto di un assistente sociale che valuta le competenze personali di ognuno, si decide a quali attività aderire o meno.

Chi paga e qual è l’obbiettivo principale?
La Fondazione Cassa di Risparmio di Modena ha stanziato 150 mila euro per questo progetto: il comune spera di aggiungere altre risorse di tasca propria, così da aiutare almeno altre 30 famiglie in difficoltà.
Si vuole far fronte alla prima criticità che riguarda le famiglie in crisi: la casa. “Nel 2015, dei 2,3 milioni stanziati dal comune, il 50% è stato utilizzato dai cittadini per affitti ed utenze”– spiega Giuliana Urbelli, assessore al Benessere e alla coesione sociale.

Il primo bando prenderà avvio a settembre ed ha già coinvolto 28 persone, che ricevono uno “stipendio” di 300 euro da tre mesi, rinnovabili ad altri tre.
Il secondo bando dovrebbe comprendere 400 euro al mese per 6 mesi e ad oggi si rivolge a 52 beneficiari.

L’amministrazione lo ha descritto come “una nuova forma di Welfare”, in grado di responsabilizzare i cittadini, garantendogli una partecipazione attiva e un reinserimento nel mondo del lavoro.
Forse però la migliore definizione arriva dalla Urbelli, che spera un giorno di andare oltre l’assistenzialismo classico: “un aiuto economico con maggiore dignità”.

Se qualcuno una volta ha detto che “il lavoro nobilita l’uomo”, un motivo c’è: Angela, 21 anni e una bambina di 2, grazie a questo patto prende 400 euro al mese, in cambio di baby parking (baby sitter!) e aiuta così la madre a crescere sua figlia. Se la sera non si sente un parassita è perché si è guadagnata quel compenso, ha fatto lei materialmente qualcosa per ottenerlo, è uscita di casa, ha interagito, conosciuto persone.

Chissà se tutti riflettono sull’importanza di avere uno scopo ad inizio giornata, quando ti ricordano che il tuo contratto è volto al termine e per motivi economici e bla bla bla.

#BravaModena!

Di Irene Tinero

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