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Chiesa e Alta Formazione: arriva il “management pastorale”

Chiesa e Alta Formazione: arriva il “management pastorale”

Formare laici e uomini di chiesa nelle discipline finanziarie? Ci pensa la Pontificia Università Lateranense. #FacceCaso. La Pontificia Università La

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Formare laici e uomini di chiesa nelle discipline finanziarie? Ci pensa la Pontificia Università Lateranense. #FacceCaso.

La Pontificia Università Lateranense si attrezza per formare preti manager. Lo so, detta così suona male, ma a pensarci bene la parrocchia è o non è una piccola o media impresa?

Uomini di chiesa, religiosi, ecclesiastici “che vogliono dare un contributo alla costruzione della Chiesa del futuro” sono chiamati a frequentare il percorso di Alta Formazione dedicato pensate un po’, proprio al “management pastorale” in collaborazione con la diocesi di Torino. Gli ambiti di interesse sono cinque:
1) Progettazione dei bisogni pastorali
2) Gestione delle risorse economiche e business planning
3) Management del no profit
4) Gestione delle risorse umane
5) Comunicazione strategica + l’uso dei social

A dirigere il tutto ci pensa Giulio Carpi. Ecco qui un estratto della sua intervista a Repubblica:

“Management pastorale”: non è una contraddizione nei termini?
Se guardiamo la vita dei grandi santi, anche quelli della carità, in tutti riscontriamo grande intraprendenza e inventiva manageriale. I giganti della carità hanno sempre avuto una grande attenzione alla gestione dei capitali che venivano loro dorati. La capacità di gestire queste risorse è un mezzo di trasparenza: ci vuole competenza nei confronti di chi dona tempi e risorse. Proprio perché la chiesa non è un’azienda o una Ong, dobbiamo essere immuni da pratiche non lineari: solo così ci si può dedicare alla propria mission.

Dal vostro corso nascono idee, dibattiti, ma anche progetti concreti. Volete diventare un Politecnico cattolico, una fucina di startup?
Produrre un project work è l’assicurazione che quello che hai capito, lo metti in pratica. Così nascono le “buone pratiche”: le scrive uno studente, ne beneficiano migliaia di persone. Dobbiamo farle circolare, per creare competizione positiva.

Parlate anche di social, tema su cui Papa Francesco ha fatto a scuola. Un prevosto di campagna o di periferia a bisogno di imparare usare le tecnologie per far risalire il “gradimento” della chiesa tra la gente, specie i più giovani?
Lo strumento social non deve sostituire mai il rapporto interpersonale. La parrocchia di campagna ha i migliori strumenti social: gli esseri umani che parlano con gli altri esseri umani. Ma visto che così potremmo non arrivare a tutti, in particolare ai giovani, allora il social può essere un canale aggiuntivo di comunicazione. Ma non sostitutivo in toto.

#FacceCaso.

Di Francesca Romana Veriani

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