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Alcohol History ep.6: Un Negroni sbagliato per l’addio del suo inventore

Stocchetto, titolare del bar Basso di Milano e inventore del Negroni sbagliato, è morto in settimana: questo episodio non poteva che essere dedicato a

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Stocchetto, titolare del bar Basso di Milano e inventore del Negroni sbagliato, è morto in settimana: questo episodio non poteva che essere dedicato al barman veneziano.

NEGRONI SBAGLIATO

Oggi la puntata è particolare, un po’ diversa dai soliti standard, perché per raccontare le vicissitudini di un cocktail che ha conquistato l’Italia partiamo dalla triste scomparsa del suo creatore, Mirko Stocchetto.

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Aveva 86 anni e dagli anni 60 lui, a Milano da immigrato veneziano, gestiva il bar Basso a porta Vigentina, prima di spostarlo a via Plinio, dove cominciò a essere frequentato da architetti, designer e politici. La passione per il suo mestiere era tutto: apprezzato dai clienti, hanno avuto anche al giorno d’oggi la possibilità di essere accolti in un bar alla vecchia maniera, sempre liberi di potersi prendere un caffettino all’alba o un drink dopo cena.

Aveva imparato il mestiere dai migliori “storici” Veneti, quali Giuseppe Cipriani, fondatore del leggendario Harry’s bar di Venezia, e vide nella sua città la nascita dell’ormai mondiale Bellini, prosecco e purea di pesca bianca che gli diede l’ispirazione per il suo Rossini, con polpa di fragole. Poi si spostò a Cortina tra l’alta società, per approdare infine a Milano, negli anni 60, periodo in cui riuscì ad ottenere un locale tutto suo, quello del signor Basso, ormai stanco della gestione.

Qui nasce la storia: nel luogo gestito da uno dei più importanti bartenders del mondo tutti sanno di poter bere bene, ma una cosa rende gli eventi sempre più piacevoli, un “errore” che ha dato vita al mito di cui parliamo, il Negroni Sbagliato.
Perché questo nome? Il Negroni originale, inventato a Firenze dal Conte Negroni, aveva gin, Vermouth e Campari, mentre il barista Veneto prese per sbaglio, anziché il gin, una bottiglia di spumante Ferrari, ingrediente che modificò definitivamente il gusto del cocktail, rendendolo più leggero e piacevole, quindi decisamente più adatto ad un aperitivo.

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La ricetta cominciò a percorrere rapidamente la città e diffondersi in tutta Italia, rendendolo poi dagli anni 90 popolare in ogni bar.
Perché a volte certi signori, senza neanche accorgersene, possono fare la storia, e quindi grazie signor Stocchetto, perché va bene l’esperienza, ma una mano errata ci ha regalato un ottimo drink. Prosit!

LA RICETTA

Seguendo la ricetta ufficiale della Campari:

Un terzo di vermouth rosso
Un terzo di bitter Campari
Un terzo di spumante «brut», secco.

Va servito con una fettina d’arancia in un vaso-bicchiere con un grosso cubo di ghiaccio.

Di Umberto Scifoni

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