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Fenomenologia del trash italiano

Breve storia di una corrente del web-show che lascia sempre a bocca aperta. Ammettiamolo, i più affini di noi al mondo di internet si sono soffermati

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Breve storia di una corrente del web-show che lascia sempre a bocca aperta.

Ammettiamolo, i più affini di noi al mondo di internet si sono soffermati almeno una volta su quei “personaggi”, quegli show-man, che fanno dell’essere vera e propria spazzatura sociale il loro stile di vita.
Partiamo subito con quello che ritengo essere il capostipite di questo movimento sub culturale, il primo “vate” di una serie di poeti dell’era moderna che ci fanno essere grati di non essere come loro.

Nel lontano 2012 su YouTube fa la sua comparsa l’avvocato, il poeta, il critico d’arte: Andrea Diprè. I suoi primi video sono quanto di più vicino al sensato lui abbia mai prodotto, forse spinto da una prima insicurezza riguardo alla reazione di un mercato da cui otterrà una istantanea fiducia. Diprè, in breve, intervista aspiranti artisti, mediocri pittori e pseudo cantanti, celebrandoli come veri talenti del mondo dell’arte, di cui lui, critico certificato, si intende più di chiunque altro. Il suo percorso subisce un’impennata con l’intervista ad un altro grande del trash: Giuseppe Simone. Da quel momento in poi il livello dei personaggi a cui l’avvocato si accompagnerà sarà sempre più infimo e sempre meno legato alla cultura, puntando ad un intrattenimento che ha le sue basi sull’eccentrico, sul paradossale e sul totale imbarazzo misto a divertimento di chi osserva: analfabeti funzionali, tossici cronici, rapper di dubbio gusto e dai contenuti sinceramente indescrivibili.

Molti di questi personaggi prenderanno vita propria (si veda il caso di Bello Figo Gu, autore di pietre miliari come “Pasta con tonno” e “Io non pago afito”, alla ribalta per aver “dubbato” sulla Mussolini, e lanciato proprio da Diprè).
Altri hanno usato l’avvocato come appoggio per i loro spettacoli già rinomati, come per esempio il rockettaro Richard Benson, un tempo un discreto chitarrista e critico musicale (serio) ed ora costretto a fare live-show sulle reti locali in cui attira su di sé insulti e critiche, ma soprattutto spettacoli in teatri di periferia in cui la gente è autorizzata a tirare su di lui e sull’assistente ogni genere di cosa: dalle verdure agli spazzoloni del water, con tutto ciò che passa nel mezzo.
Questo è forse il momento più alto e sinceramente più riuscito del trash italiano: l’escalation che ne deriva è alquanto grottesca e stereotipata. Il primo a continuare il movimento portandolo verso la sua fine è lo stesso Diprè, che nei suoi video appare sempre più votato alla droga e alle frasi insensate, spesso accompagnato da Sara Tommasi, ex porno attrice che sinceramente sembra essere addirittura costretta ad una condizione di perenne over dose.

Lo seguono quei personaggi che tentano di “smussare gli angoli” di una corrente troppo dedita al trinomio “sesso-droga-soldi”, con una maggior cura dei dettagli (ovvero una sempre più precisa sottolineatura del carattere analfabeta dei personaggi che interpretano) arrivando però a macchiette del calibro di Martina Dell’Ombra, pariolina romana impegnata socialmente nella lotta Roma Nord – Roma Sud, oppure la deriva alcoolica che ha preso Arisa, più nota per le sue uscite fuori luogo che per la sua voce (in una linea comportamentale forse dettata dai dirigenti Sky per far salire lo share).

Questi personaggi, però, appaiono sinceramente, troppo studiati per essere ai livelli di immediatezza che raggiungeva Diprè qualche anno fa con i suoi più riusciti video, quelli della rubrica “Diprè per il sociale”. A chiunque voglia farsi una sana risata, un caldo consiglio di farsi un giro sul suo canale, puntando ai video di due anni fa: decisamente il trash più puro mai creato.

Di Giacomo Mannucci

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