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Rapporti 2.0: come sono cambiate le relazioni di oggi

Rapporti 2.0: come sono cambiate le relazioni di oggi

Non sappiamo davvero più relazionarci. Proviamo a capire perchè... Sembrano ormai lontani i tempi in cui un rapporto tra due o più persone era fatto d

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Non sappiamo davvero più relazionarci. Proviamo a capire perchè…

Sembrano ormai lontani i tempi in cui un rapporto tra due o più persone era fatto di contatti fisici, di momenti concreti, di lettere, di telefonate, di serate, intere giornate e viaggi passati insieme, tutte attività volte a suffragare, esteriorizzare, anche implicitamente, che lui era un tuo amico, lei era la tua ragazza, i parenti erano quelli con i quali passavi le feste. Roba passata ormai, che se lo dici al ragazzino di turno ti guarda pure male, facendoti ricredere che non è più così.

Le relazioni oggigiorno viaggiano veloci, passano risonanti sulle tastiere dei computer, giusto il tempo di un clic ed è come se ci conoscessimo da anni, come se sapessimo tutto di tutti, come se ti avessi sempre incontrato prima. Basta un click, oggi ci conosciamo, domani non più. I legami interpersonali sono, così, non solo più veloci ma, anche, più eterei, meno concreti, spesso meno profondi, più “smart”. Si tratta delle conseguenze della realtà virtuale, caratterizzata per definizione dall’impossibilità di stabilire dove cominci e dove finisca, dall’impossibilità di valutarne realmente la sostanza, rendendo tutti i collegamenti sicuramente più semplici ma allo stesso tempo meno forti, sicuri, reali. Indubbiamente l’avvento dei “social media” ha costituito un fenomeno interessante, con enormi risvolti positivi, a partire dalle facilitazioni che ha portato nell’ambito della comunicazione a distanza, dalla possibilità di farsi conoscere più facilmente, di condividere le proprie idee fino, addirittura, a comportare notevoli utilizzi in campo economico e commerciale. Tuttavia, ogni fenomeno positivo porta con sé conseguenze che lo sono meno e questo vale anche per i “social media” dai quali rischiamo di essere inconsapevolmente travolti.

Non tutto quello che facciamo vedere sul web corrisponde a quello che siamo e facciamo veramente, pertanto, è bene tenere chiara in mente, e ben distinte, la differenza tra realtà concreta e realtà virtuale, perché quello che siamo e che facciamo comporta conseguenze non solo nel campo del sociale ma anche, e soprattutto, nel campo del diritto, rischiando di divenire portatori di diritti o doveri che non ci spetterebbero, sulla base della mera realtà concreta, come è vero anche il contrario. Il monito arriva forte e chiaro da una recentissima sentenza della Corte di Cassazione francese che ha ad oggetto un provvedimento sanzionatorio nei confronti di un avvocato d’oltralpe da parte del Consiglio dell’Ordine di appartenenza, il quale ha eccepito che la sanzione disciplinare comminatagli sarebbe stata illegittima in quanto nel collegio giudicante circa il procedimento disciplinare avrebbero presenziato anche soggetti che erano “amici” su Facebook con coloro che avevano esposto la denuncia dalla quale era iniziato l’iter disciplinare. Da tale legame l’avvocato eccepiva la mancanza di obiettività sei soggetti che lo avevano sanzionato in quanto, anche a voler minimizzare, avrebbero avuto la possibilità di favorire gli “amici”, mancando così dell’imparzialità che, invece, è richiesta ad un giudice.

La Cassazione francese, trovatasi a giudicare sul caso ribadisce e sottolinea che “essere in contatto sui social non rimanda a relazioni d’amicizia intese nel senso tradizionale del termine” e che “l’esistenza di contatti sul web non è sufficiente a caratterizzare una particolare parzialità”. Cogliendone l’occasione, i giudici chiariscono che “il social network è semplicemente un mezzo di comunicazione specifico tra due persone che condividono lo stesso centro di interessi, e in particolare la stessa professione”, pertanto non in grado di costituire con certezza un legame concreto e con rilevanza esterna, come, nel caso specifico avrebbe richiesto la legge ai fini di dichiarare effettivamente invalido il provvedimento disciplinare, poiché frutto di imparzialità dei giudici.

Accettando lo spunto che i giudici francesi ci hanno fornito, bisogna constatare certamente che l’enorme utilizzo dei “social networks”, che riguarda il 61% della popolazione solo in Italia e addirittura il 74% in America, rappresenta sotto molti punti di vista un fenomeno prospero di aspetti positivi e i benefici per gli utenti, non dimenticando, però, che mezzi di questo genere vanno sempre saputi usare, ricordandosi di tenerli a debita distanza rispetto a ciò che siamo e facciamo tutti i giorni, perché, come i giudici francesi hanno avuto modo di suggerire, una cosa è la realtà, dalla quale discendono, a certe condizioni, determinati effetti, altro è il mondo virtuale.

Di Lorenzo Lucarelli

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