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Il Sushi, storia di un disastro ambientale

La cucina giapponese impazza in tutto il mondo, ma qualcuno di voi sa quale impatto stia avendo nell’ecosistema degli oceani? Sushi qui sushi lì, in I

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La cucina giapponese impazza in tutto il mondo, ma qualcuno di voi sa quale impatto stia avendo nell’ecosistema degli oceani?

Sushi qui sushi lì, in Italia soprattutto all you can eat, ma in generale ovunque andiate potrete trovare un ristorante giapponese dove consumare nighiri, maki, temaki o quanto altro sia preparato a base di riso e pesce crudo. Personalmente ne sono un amante, e più di una volta mi capita di andare a consumarlo, o per gustarlo o per strafogarci con gli amici.

Dall’Italia al Brasile, così come negli States in Russia o ovunque in Europa, pensate sommando ogni ristorante quale quantità di sushi possa venire preparato, ogni giorno per tutto l’anno? No che non ci pensate, perché sono cose a cui non fare particolarmente caso, ma riflettendoci un secondo vi spaventereste. Anche perché questo ragionamento andrebbe applicato alle tonnellate di pesce necessario per soddisfare tutti, un insieme che potrebbe ripulire interi mari in un attimo.

L’industria ittica sta praticando una pesca intensiva, che all’apparenza rende tutti felici, facendoci consumare la quota di bocconcini senza costi sproporzionati, ma gli effetti sono la distruzione dell’ecosistema…
Una pesca intensiva, che sta portando a minacciare l’esistenza del tonno rosso ad esempio, tanto che l’Oceano Pacifico già ora non è in grado di soddisfare la richiesta, e così va a crearsi una situazione gravissima, perché mantenendo questo ritmo nel 2050 lasceremmo a corto di pesce l’intero pianeta.

Un processo disastroso che pare inarrestabile, a meno che un minimo di consapevolezza e razionalizzazione dei prodotti non freni quella che potrebbe essere una sciagura ambientale.

Di Umberto Scifoni

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