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Perchè Sanremo è Sanremo!

Ieri sera è partito il Festival: diciamocelo, ormai lo guardiamo tutti... Non vedere Sanremo oramai non è più di moda. Diciamolo che spesso si pensa c

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Ieri sera è partito il Festival: diciamocelo, ormai lo guardiamo tutti…

Non vedere Sanremo oramai non è più di moda. Diciamolo che spesso si pensa che sia qualcosa di antiquato, ma io lo so che ieri sera quasi tutti almeno cinque minuti ci siete capitati su Rai Uno, perché la tradizione canora nazional popolare è qualcosa che gli italiani si tramandano di generazione in generazione, esattamente da 67 anni, ed anche perché ha fatto più del 50% di share, quindi se vogliamo fare una statistica se tutti dite di non averlo visto siete un po’ bugiardini.
Sembra opportuno quindi fare un breve resoconto della serata di ieri.

Si parte con una carrellata dei personaggi che non hanno vinto, ma le cui canzoni sono rimaste più famose delle prime classificate (per la serie “l’importante è partecipare perché ti può andare bene pure se arrivi ultimo). Si prosegue con un Tiziano Ferro in bianco e nero che omaggia Luigi Tenco. Dopo poco sbuca Carlo Conti, abbronzato come sempre, super sorridente che fa entrare la vera star: Maria De Filippi.
Si comincia con le canzoni e la prima è Giusy Ferreri, che dopo tutti sti giri che ha fatto fra Hong-Kong e Bankok è sembrata fin troppo in forma anche se ha cantato “Fa talmente male”. Poi è arrivato Fabrizio Moro che inaspettatamente per l’occasione s’è messo la giacca e la camicia, ma con la sua “portami via”, una poetica, struggente e romantica richiesta d’amore, avrebbe emozionato pure se fosse arrivato, come altre volte ha fatto, con jeans e magliettina di cotone, come se fosse lì per caso. Si prosegue con la delicatissima Elodie che dice “È tutta colpa mia”. (ognuno la vive un po’ come preferisce questa situazione). Poi arriva Lodovica Comello che, anche se inizialmente sembra un po’ titubare, canta “Il cielo non mi basta”. Tocca alla Mannoia, che propone uno straordinario inno alla vita, “Che tu sia benedetta”, e l’Ariston, giustamente, l’acclama. È la volta di Alessio Bernabei con “Nel mezzo di un applauso”, anche se secondo me gli applausi che si sentivano erano ancora quelli che stavano continuando per la Mannoia.

A un certo punto torna Tiziano Ferro, e uno un pochetto ci spera che faccia un madley con “Sere nere” che ci fa emozionare un po’ tutti, ma no, lui canta con Carmen Consoli, però ci emoziona lo stesso.
Riparte la gara canora ed arriva Albano con “Di rose e di spine”, al quale qualcuno dovrebbe dire che i tempi d’oro per lui ci sono stati, ma non sono questi (e che se ti tingi i capelli ti devi tingere pure le basette sennò si crea contrasto). Poi arriva Samuel che s’è distaccato dai Subsonica e fa il solista e ci canta una bella “Vedrai”. Subito dopo tocca a Ron, che forse sarebbe stato meglio incontrare fra cent’anni come diceva lui, e propone “L’ottava meraviglia”. È la volta di Clementino che porta la tematica del disagio sociale (perché ai rapper piace un sacco fare i socialmente impegnati a Sanremo) con “Ragazzi fuori”, che come titolo non gli ha portato molta fortuna visto che è a rischio eliminazione. Conclude il cantautore Ermal Meta che propone una dolcissima poesia, “Vietato morire”, dedicata alle donne vittime di violenza.
Gli ultimi tre, che giovedì rischieranno l’eliminazione, sono Ron, Clementino e la Ferreri.
Dal punto di vista canoro non ci si può lamentare, ma in tutto ciò una delle scene più significative è stata Maria con la cucchiarella in mano (che fa un sacco mamma italiana) vicino a un Ricky Martin super sudato che ci aveva appena fatto rivivere i primi anni 2000 con la vida loca e che le spiegava che ha scritto un libro dal sofisticatissimo titolo “Io”. Ognuno giustamente scrive quello che si sente. Tutto questo sempre grazie a Carlo Conti che si diverte un sacco.

Ha proprio ragione Pippo Baudo: Sanremo è Sanremo.

Di Sara Fiori

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