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Dal Censis arrivano i dati sul sesso di noi ragazzi

Dal Censis arrivano i dati sul sesso di noi ragazzi

I più giovani negli ultimi anni sarebbero attenti alla propria sfera sessuale, adottando molte precauzioni, spesso ignorandone però le finalità e il g

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I più giovani negli ultimi anni sarebbero attenti alla propria sfera sessuale, adottando molte precauzioni, spesso ignorandone però le finalità e il giusto utilizzo

Dicono che i giovani di oggi brucino le tappe rispetto a quelli di ieri. Che siano più precoci, anche nel sesso.
Dicono che i ragazzi del terzo millennio siano ignoranti, che non siano interessati da ciò che li circonda, tanto meno da sé stessi.
Ed ecco che tutti quelli che affermano tanto dovranno parzialmente ricredersi, scontrandosi con i nuovi dati provenienti dall’indagine Censis (Centro Studi Investimenti sociali, un istituto di ricerca socio-economica) che smentiscono parzialmente quanto si crede in modo erroneo sui giovani di oggi.
In particolare la ricerca è stata realizzata prendendo un campione di 1.000 ragazzi, tra i 12 e 24 anni, residenti in Italia, ai quali sono stati sottoposti numerosi quesiti circa il loro rapporto con la sessualità, la prevenzione di infezioni e delle malattie sessualmente trasmesse. Gli esiti sono abbastanza positivi e incoraggianti.

Dai dati risulta come la maggioranza dei più giovani siano informati su questi temi, a differenza di qualche anno fa, ma allo stesso tempo la loro “preparazione” sarebbe abbastanza superficiale.
Infatti da una generazione che ormai, grazie alla realtà digitale, ha accesso praticamente illimitato a qualsiasi informazione, fatta di immagini e contenuti ad alto sfondo sessuale ci si aspetta sicuramente un sostrato di informazione, che però deve essere corretta e completa.

I dati della ricerca Censis rivelano, a scanso di erronee credenze, come ragazzi e ragazze aspettino i 16 anni per approcciare per la prima volta ad un rapporto sessuale, aspettando i 17 per averne uno completo: tra questi il 93% sostiene di fare attenzione ad evitare indesiderate gravidanze, adottando quindi rimedi anticoncezionali, ma solo il 75,5% adotta misure contro le infezioni e malattie sessualmente trasmesse.

È proprio l’ambiguità di questi dati che giustamente porta a pensare come in realtà l’informazione in possesso dei più giovani sia spesso sbagliata o comunque carente; infatti si nota come tra questi via sia una confusione tra due piani ben distinti, le misure anticoncezionali e la protezione dalle malattie sessuali: molti credono che si tratti della stessa cosa, che tutti gli anticoncezionali siano allo stesso tempo anche delle barriere dalle infezioni e malattie, tanto che solo il 70% usa il profilattico come mezzo appositamente per la prevenzione, mentre i restanti fanno uso di altri metodi che però nulla hanno a che fare con la protezione.

Molte lacune si rinvengono riguardo le malattie che possono essere trasmesse: si pensa immediatamente all’Aids (l’98,6%), anche perché è quella di cui si parla maggiormente e a ragione ne hanno paura; in pochi però menzionano infezioni e malattie diverse, segno dell’ignoranza e della scarsa attenzione che li porta a trattare di questi temi. Infatti solo 63% degli intervistati ha sentito parlare del Papillomavirus, un virus che provoca infezioni e che nel minor numero di casi (i peggiori) è anche in grado di provocare lesioni tumorali. I ragazzi (maschi) in particolare dimostrano di avere meno interesse al tema, forse perché si sentono più forti e immuni.

Tanta informazione è ancora da fare ma la via è quella giusta: nei ragazzi c’è una maggior consapevolezza di sé stessi e dell’altro; ne va la salute e il futuro dei giovani stessi.

Di Lorenzo Maria Lucarelli

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