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Una lezione da Dj Fabo

Una lezione da Dj Fabo

Fabiano Antoniani è deceduto il 28 Febbraio, alle 11:40, in una clinica svizzera, perché in Italia non gli era possibile staccare la spina. E adesso s

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Fabiano Antoniani è deceduto il 28 Febbraio, alle 11:40, in una clinica svizzera, perché in Italia non gli era possibile staccare la spina. E adesso serve parlare seriamente.

Morire sereni, nel pieno della propria scelta e lontano da una vita che non sentiva più sua.
Fabiano Antoniani era conosciuto come Dj Fabo, e ormai dal 2014, dopo un incidente stradale, era diventato cieco e tetraplegico. Da anni lottava non solo contro la sua condizione che sentiva così distante dalla vita così come intesa, ma soprattutto contro lo Stato Italiano, ormai famoso dal caso Welby, passando per Eluana Englaro, che da troppi anni ostracizza il suicidio assistito e le decisioni spesso prese dagli stessi pazienti in tali condizioni.

Recentemente era salito agli onori delle cronache per aver raccontato la sua storia e lanciato l’appello in un servizio delle Iene, programma d’inchiesta di Italia Uno. La procedura spesso invocata da tantissime associazioni, malati e famiglie, non è legale nel nostro paese, ma anzi proprio in questi giorni il ddl sul Biotestamento aveva subito il terzo rinvio, un affronto per Fabo, che a fronte di tale notizia avrebbe preso la decisione estrema, come da lui stesso twittato: “Finalmente sono in Svizzera. Purtroppo sono arrivato qui con le mie forze e non con l’aiuto del mio Stato”.

Ad accompagnarlo è stato Marco Cappato, esponente dell’associazione Luca Coscioni, che da anni nel ricordo del politico da cui prende il nome lotta per avere giustizia su questo campo. Quest’ultimo ha annunciato la morte, sempre via Twitter: “Dj Fabo è morto alle 11.40. Ha scelto di andarsene rispettando le regole di un Paese che non è il suo”; paradossalmente lui stesso rischia fino a 12 anni di reclusione, essendosi preso la responsabilità di aiutare e accompagnare Antoniani. L’articolo 580 del codice penale italiano punisce chiunque determini «altri al suicidio o rafforzi l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevoli in qualsiasi modo l’esecuzione».
Ma Antoniani non ha voluto mollare la vita, come molti esponenti e media cattolici hanno scritto, bensì ha chiuso gli occhi dopo essersi spinto con tutte le sue energie nella lotta; perché Dj Fabo ha invocato per anni una regolamentazione delle leggi, giustizia per chi come lui si trovava in tali condizioni.

A prescindere da come la si possa pensare, è la singola scelta dell’individuo a essere determinante, sia che si scelga di continuare a vivere, sia che si proceda col gesto estremo di staccare la spina. Lui ha dimostrato ancora una volta che l’etica può essere interpretata come si vuole, ma un vero Stato non deve abbandonare nessun cittadino, in ogni circostanza e soprattutto nel momento del bisogno. E ancora una volta, in mancanza di regole e decisioni, l’Italia l’ha fatto, permettendo a un coraggioso connazionale di decidere come vivere o morire da un’altra parte. Ma non a casa.

Di Umberto Scifoni

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