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Povera Università italiana: a Torino c’è aria di concussione

Povera Università italiana: a Torino c’è aria di concussione

Al campus Luigi Einaudi di Torino, nella Facoltà di Giurisprudenza, Luca Sgarbi, professore di diritto del lavoro, ha tentato di barattare foto spinte

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Al campus Luigi Einaudi di Torino, nella Facoltà di Giurisprudenza, Luca Sgarbi, professore di diritto del lavoro, ha tentato di barattare foto spinte o prestazioni sessuali con una sua laureanda in cambio del massimo dei voti.

Siamo alle solite. L’Università, quel posto che dovrebbe essere pervaso da cultura e senso del dovere si trasforma molto spesso in tutt’altro, diventando palcoscenico di baroni, ingiustizie e discriminazioni, anche e soprattutto da parte di chi dovrebbe rivestire una posizione apicale e di garanzia del rispetto delle regole, come i professori.

L’ennesimo caso, conosciuto, di mala università risale a prima dell’estate, quando

una ragazza ventitreenne iscritta alla facoltà di Giurisprudenza al campus Luigi Einaudi di Torino denuncia prima agli organi di vigilanza dell’ateneo e poi alla procura di essere vessata e infastidita dalle attenzioni del suo relatore di tesi, Luca Sgarbi, docente di diritto del lavoro presso la stessa università.

In particolare la ragazza denuncia l’approccio in chat con il professore, che le avrebbe chiesto di inviarle foto spinte o di avere rapporti sessuali in cambio del massimo dei voti al momento della sua laurea.
Da subito sono partite le indagini del pm torinese Gianfranco Colace che ha immediatamente ipotizzato il reato di concussione, non fermandosi alla denuncia ma pensando che ci sarebbero altri casi simili, invece non denunciati, tanto da sequestrare il pc del professore, sul quale è stato trovato materiale pedopornografico che ha aggravato la posizione del docente.

Nell’ateneo le conseguenze dell’accaduto sono state differenti: da una parte la direzione ha subito denunciato e condannato l’accaduto. “Siamo sconvolti, discriminazioni e violenze sono presenti anche nel contesto accademico. Siamo sicuri che non sia un caso isolato”, ha subito commentato, qualche mese fa, il collettivo Studenti Indipendenti, come anche una docente, parte del comitato unico di garanzia, affermando che “Casi come questo accadono purtroppo. Per fortuna in numeri molto piccoli”. Dall’altra i collaboratori dell’incriminato professore preferiscono non parlare, per l’imbarazzo o per non intralciare le indagini.

L’università, inoltre, ha da subito sospeso il docente.
Proprio ieri si sono chiuse le indagini della procura di Torino che hanno contestato a Luca Sgarbi la tentata concussione della ragazza ventitreenne nonché la detenzione di materiale pedopornografico, non rimanendo altro che aspettare l’esito del processo.

Intanto i legali del docente incriminato commentano rispondendo al capo di imputazione: “La chiusura delle indagini evidenzia come l’episodio addebitato come illecito sia rimasto del tutto isolato nonostante altre studentesse siano state sentite dai magistrati questo conferma la tesi difensiva: fin dall’inizio il professore ha spiegato agli inquirenti che alla base della vicenda è stato un equivoco circa i rapporti con la studentessa”.

Hanno inoltre affermato che il materiale pedopornografico non deriverebbe da una volontaria intenzione del professore nel possederlo ma da un’accidentale salvataggio non voluto.

Una sola cosa mi preme dire: speriamo che la giustizia faccia il suo corso, almeno per dare un segnale forte e salvare l’università italiana, una delle migliori al mondo dal punto di vista della qualità dell’insegnamento.

Di Lorenzo Maria Lucarelli

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