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Giovani eccellenze a 1.400€ al mese

Giovani eccellenze a 1.400€ al mese

Riportiamo una lettera pubblicata ieri dal Sole 24Ore, una lettera di un professore universitario che denuncia le ingiustizie che i ragazzi di oggi, c

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Riportiamo una lettera pubblicata ieri dal Sole 24Ore, una lettera di un professore universitario che denuncia le ingiustizie che i ragazzi di oggi, compresi i suoi studenti, sono obbligati ad accettare pur di avere un lavoro.

Come è ormai tristemente noto per i giovani (e gli anziani) non c’è più molto posto nell’attuale mercato del lavoro.
A differenza di qualche decennio fa, quando un ragazzo laureato trovava un lavoro adeguato alle proprie capacità aspirazioni ed esigenze, attualmente succede molto spesso che anche i plurilaureati, ricchi di esperienze formative e lavorative di alto livello alle spalle, si debbano accontentare di ciò che offre il mercato, spesso accettando stipendi “miseri” rispetto al carico di studio e di investimenti eseguiti pe arrivare fin lì.
A testimonianza di ciò, il Sole 24Ore ha pubblicato ieri un’interessante lettera di un Professore Universitario alla Bicocca di Milano proprio sul tema: ve la riproponiamo parzialmente per fare qualche riflessione:

“Caro Econopoly, poche settimane fa ho incontrato, insieme ad un imprenditore titolare e fondatore di una piccola azienda familiare toscana, operante nel settore della meccanica specializzata, un giovane ingegnere per valutarne la possibile assunzione. L’incontro è stato fatto a tarda sera per consentire all’ingegnere di terminare la propria giornata lavorativa presso una multinazionale straniera operante nello stesso settore e raggiungerci: il cv, arrivato tramite un’amica, aveva ricevuto la nostra massima attenzione, perché di sicura eccellenza sia per il percorso accademico e sia per il percorso professionale in atto da più di otto anni sempre per primarie aziende multinazionali.
L’ingegnere […] si presenta con fare modesto e mentre racconta all’imprenditore con tecnicismi lontani dalle mie competenze io non riesco a non leggere nella sua voce e nel suo racconto la storia di tantissimi giovani italiani e di tantissime famiglie. Un ragazzo che lascia la propria regione e la propria famiglia a diciotto anni per una laurea molto impegnativa e sicuramente non facile da conseguire […].
Lo guardo con ammirazione ben conoscendo le difficoltà che la laurea in ingegneria meccanica all’Università di Pisa presenta: vedo in lui l’eccellenza italiana, l’eccellenza che tutto il mondo ci invidia […]. Vedo nei suoi occhi gli occhi di tanti miei studenti che da tutta Italia “salgono” a Milano per costruirsi e cercare un futuro. Vedo l’Italia sana quella “normale” fatta di quotidianità, di sacrifici, di risparmio, di una geografia economica e sociale diffusa su tutto il territorio nazionale.
Passano molti minuti e d’un tratto torno con la mente al tavolo del colloquio sentendo le parole dell’imprenditore che con timore e imbarazzo chiede al giovane ingegnere quale aspettative economiche ha per cambiare lavoro e quale posizione retributiva ha nella multinazionale per cui lavora da quasi otto anni. L’ingegnere con la propria semplicità ci guarda sorridendo e risponde che guadagna un netto mensile di euro mille e quattrocento con tredici mensilità. Restiamo tutti in silenzio.

Mille e quattrocento euro dopo una laurea in ingegneria meccanica, un lavoro da otto anni in una multinazionale, con un affitto, le spese per andare ogni tanto a trovare i genitori in Calabria: non può essere possibile. Penso subito a quanto potrebbe guadagnare se andasse in Francia, in Germania o nel Regno Unito per non considerare gli Stati Uniti.

Penso a noi Professori che cerchiamo tutti i giorni di valorizzare il talento dei nostri studenti e penso a come siamo lontani dai Paesi anche a noi vicini dove vado spesso per motivi di studio e dove i giovani, la cultura, l’education e il rapporto con le imprese prima di tutto. E noi? Noi paghiamo mille e quattrocento euro un trentaseienne laureato a pieni voti in ingegneria meccanica e perdiamo pezzi importanti del nostro patrimonio culturale e del nostro futuro: i nostri giovani.”

Il contenuto della lettera denuncia a chiare lettere l’attuale status quo del mondo del lavoro e delle scarse opportunità per i più giovani: questi non sono più considerati il motore portante della società, coloro che nel futuro ne saranno i dirigenti.
Dove vuole andare uno Stato che non cura gli interessi meritevoli e allo stesso tempo accetta ingiustizie sostanziali quali ricche pensioni prive dell’adeguato versamento dei contributi?

Di Lorenzo Maria Lucarelli

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