L’Anief si scaglia contro Renzi: “Sbagliare è umano, perseverare non è ammesso

L’Anief si scaglia contro Renzi: “Sbagliare è umano, perseverare non è ammesso

L’Anief replica ogni punto segnalato dall’ex Presidente del Consiglio e lo fa attraverso Marcello Pacifico. #FacceCaso. Marcello Pacifico, presidente

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L’Anief replica ogni punto segnalato dall’ex Presidente del Consiglio e lo fa attraverso Marcello Pacifico. #FacceCaso.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, dopo aver appreso l’intenzione di Matteo Renzi di avviare una nuova iniziativa sulla scuola, commenta scettica:

“Sbagliare è umano, perseverare non è ammesso”.

L’Anief replica ogni punto segnalato dall’ex Presidente del Consiglio e lo fa attraverso Marcello Pacifico che risponde:

“Il Governo Renzi aveva poi fatto della fine della supplente il suo cavallo di battaglia. Invece, il precariato è aumentato, con 100mila docenti e 40ila Ata da coprire ogni anno con il personale non di ruolo cui affidare supplenze annuali. Tanto che pure il Ministro Fedeli è consapevole che occorrono interventi radicali e non manovre di facciata. Eppure, bastava adeguare tutto l’organico di fatto a quello di diritto, come da noi chiesto di recente a Montecitorio e Palazzo Madama; assumere dalle Graduatorie d’istituto, aggiornando quelle a Esaurimento ogni anno. Ci sarebbe da ridire anche sul potenziamento assegnato alle scuole, introdotto non rispettando il fabbisogno e le richieste formulate dai Collegi di docenti. la verità è che l docente ‘mobile’ non serve, mentre servirebbero gli Ata per realizzare le attività extracurricolari”.

“Piuttosto, con il decreto legislativo collegato alla Legge 107/2015, l’Atto n. 378 in via di approvazione, stanno cambiando le regole sulla certificazione di 260mila alunni disabili, che non porteranno loro solo problemi, perché si introducono nuove certificazioni  senza aver provveduto all’adeguata copertura finanziaria e alle opportune risorse umane per le équipe mediche. Il cambio di passo per la nostra scuola e suoi studenti, disabili e normodotati, può arrivare solo se si introduce l’obbligo scolastico a 18 anni. Invece, ci si ferma al percorso zero-sei anni, che introdotto a queste condizioni si rivelerà l’ennesima chimera. A meno che non si obblighi lo Stato ad anticipare di 12 mesi, a cinque anni di età, l’istruzione obbligatoria, in classi ‘ponte’ con docenti di infanzia e primaria in compresenza. Le nostre sono proposte semplici che vengono dal personale che lavora per il Paese. La politica ascolti”. #FacceCaso.

Di Francesca Romana Veriani

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