L’Università non è un’aggravante per i pusher

L’Università non è un’aggravante per i pusher

Un pusher non ha avuto l'aumento della pena poiché l'università non è stata considerata un'aggravante. Durante il processo svolto per un ricorso del

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Un pusher non ha avuto l’aumento della pena poiché l’università non è stata considerata un’aggravante.

Durante il processo svolto per un ricorso del pubblico ministero per far aumentare la pena di un pusher che stava spacciando vicino un’università, infatti, è emerso che gli spacciatori dovrebbero essere sottoposti a delle pene maggiori.

Si, specialmente nel momento in cui si trovano a trafficare “in prossimità” di scuole di qualsiasi grado, ritrovi giovanili, caserme, carceri, comunità per tossicodipendenti. Questo ovviamente per proteggere quelle fasce di persone in teoria più vulnerabili.

Nel caso preso in considerazione però l’aggravante non è stata concessa in quanto il luogo di cui si parlava era un’università, e non è possibile definire quest’ultima certamente come una scuola o solo come un punto di ritrovo giovanile.

Altro elemento che ha fatto in modo che la possibilità dell’aggravante decadesse è il fatto che il rapporto della polizia dicesse “in prossimità”. Questo dato non è sufficiente per stabilire una vicinanza con il luogo prescelto. Infatti per esserci un aggravante la vicinanza deve essere strettissima e non così vaga.

La corte suprema, per i motivi suddetti, non ha accettato quindi il ricorso che era stato fatto dal pm per prolungare la pena del pusher.

FacceCaso.

Di Sara Fiori

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