L’Università italiana, un popolo di raccomandati: non è vero!

L’Università italiana, un popolo di raccomandati: non è vero!

Paola Zuccotto, Professoressa di Statistica all’Università di Brescia dice la sua con un articolo su “Il Corriere della Sera”, smontando radicati luog

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Paola Zuccotto, Professoressa di Statistica all’Università di Brescia dice la sua con un articolo su “Il Corriere della Sera”, smontando radicati luoghi comuni.

Diciamo tutti i giorni che in Italia purtroppo c’è spazio solo per i raccomandati, per i “figli di…” mentre coloro che provengono da una famiglia normale, pur impegnandosi, non raggiungeranno mai i risultati dei primi. Purtroppo con un fondo di verità.
Il fenomeno riguarda fortemente l’ambiente universitario italiano dove il nepotismo è ben radicato (seppur gli ultimi dati disponibili mostrano un calo di questo trend).

Fortunatamente, però, non si può fare i tutta l’erba un fascio e a smontare in parte tali dicerie sui raccomandati ci ha pensato Paola Zuccolotto, docente universitaria di Statistica a Brescia che con un articolo su “Il Corriere della Sera” chiarisce la situazione raccontando la propria esperienza.
“Non sono qui a raccontare quanto sono stata brava, detesto l’arroganza di chi crede di meritare qualcosa, e neppure a vantarmi di quello che sono riuscita a ottenere. Anzi, sono qui per dire che come me ce ne sono tanti. Tantissimi. Migliaia. Studenti modello che hanno attraversato la scuola e l’università a pieni voti, che poi hanno tentato la strada difficile, anzi difficilissima, della carriera universitaria. Rinunciando a vie più veloci e meglio remunerate, accettando l’incertezza del percorso, scacciando gli incubi delle storie paurose secondo cui «se sei figlio di nessuno non ce la farai mai” – scrive la Zuccolotto.

Lei, come tanti altri, ha preferito rimanere in Italia anche rifiutando offerte migliori all’estero, pur sapendo di dover attraversare mille difficoltà.
E sul perché l’università italiana si trova nella malandata situazione che è davanti agli occhi di tutti Paola Zuccolotto ha le idee chiare.
“Il vero problema non sono le raccomandazioni e i baroni (specie in via di estinzione, ci credereste?) ma i tagli alla ricerca, le risorse ogni anno sempre più scarse, il precariato fino a oltre 40 anni, i meccanismi che allontanano le persone dopo un certo numero di anni anche se hanno lavorato e non sono riuscite a entrare negli ingranaggi non per demerito ma solo perché non c’erano posti disponibili. I giovani che decidono di provarci, considerata la professionalità e i titoli di studio che mettono in gioco, sono degli eroi, credetemi. E non per colpa dei baroni. I baroni sono il paravento della classe politica per nascondere le sue inadempienze”.

Affermando ciò, la professoressa non vuole assolutamente sminuire il problema della “malauniversità” ma vuole puntare i riflettori in un angolo spesso rimasto al buio, la politica (per volontà della stessa), in parte responsabile della situazione.
È vero, l’università italiana ha tanti problemi, nepotismo, raccomandati, pochi fondi… nonostante tutto c’è ancora chi riesce ad appassionarsi del mondo accademico, tanto da decidere di farne la propria vita magari, con l’obiettivo di migliorarlo.

#FacceCaso

Di Lorenzo Maria Lucarelli

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