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Cybersecurity, la squadra speciale sono i giovani

Cybersecurity, la squadra speciale sono i giovani

Università e imprese investono sulla Cybersecurity, con i giovani in prima linea. Cybersecurity ovunque proteggici. E quando dico ovunque intendo pro

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Università e imprese investono sulla Cybersecurity, con i giovani in prima linea.

Cybersecurity ovunque proteggici. E quando dico ovunque intendo proprio ovunque. Sì, perché prima dell’accordo tra AGI e Samsung di qualche ora fa, la lotta al crimine informatico aveva già varcato un’altra porta importante, quella delle Università.

La caccia agli hacker, infatti, partirà proprio dagli Atenei. Giovedì scorso la LUISS Guido Carli di Roma ha presentato il suo Master di II livello in Cybersecurity, ricevendo anche l’approvazione del ministro degli interni Marco Minniti.

“E’ ora che l’Italia cominci a correre” ha commentato il ministro. Forse però non sa che sul fronte della lotta agli hacker le Università italiane si stanno muovendo eccome. Oltre al già citato Master della LUISS, infatti, altri Atenei offrono già soluzioni adatte a chi vuole combattere i crimini informatici.

Ecco quelle che, secondo noi, propongono i percorsi di studio più interessanti:

  • La Sapienza di Roma, dove esiste una laurea magistrale in Cybersecurity;
  • L’Università di Modena e Reggio Emilia, dove è nata la Cyberaccademy;
  • La Link Campus University di Roma, con un Master dedicato alla sicurezza dei sistemi e delle reti informatiche nella Pubblica Amministrazione;
  • L‘Università della Calabria (in collaborazione con Poste Italiane), che offre addirittura due Master: uno in Ethical Hacking e l’altro in Sicurezza delle Informazioni;

Insomma se è vero che siamo la generazione nativo-digitale, chi meglio di noi può studiare le nuove tecnologie e capire chi le usa per violare la legge? E chi meglio di noi può individuare e stanare gli hacker? La risposta a queste domande ce la danno indirettamente Università e aziende private (vedi IBM di cui abbiamo già parlato) che su questa generazione hanno intenzione di investire davvero.

Forse se questo Paese non ha ancora cominciato a “correre”, come dice Minniti, la colpa è soprattutto della classe politica di cui lui fa parte. Il Governo nelle nostre potenzialità non sembra crederci fino in fondo, per fortuna che c’è ancora chi lo fa al suo posto.

#FacceCaso

Di Gabriele Scaglione

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