Sciopero universitario, si salvi chi può

Sciopero universitario, si salvi chi può

Prosegue lo sciopero e aumenta il numero dei prof aderenti. Annullati gli appelli, Atenei nel caos. Lo sciopero continua, più forte di prima. Ne avev

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Prosegue lo sciopero e aumenta il numero dei prof aderenti. Annullati gli appelli, Atenei nel caos.

Lo sciopero continua, più forte di prima. Ne avevamo già parlato il mese scorso ma ora la situazione sta davvero degenerando. È infatti raddoppiato il numero di professori che aderiranno alla protesta e a farne le spese saremo, per l’ennesima volta, proprio noi studenti.

Sì perché a causa dello sciopero gli esami salteranno, così come i nervi di chi si è fatto il mazzo per studiare.

A Siena sono 212 i docenti che hanno rimandato il primo appello. Se ci spostiamo a Pisa il numero aumenta e si arriva a 450, quasi un terzo del totale.

E menomale che i professori avevano assicurato che nessuno sarebbe rimasto indietro. Forse qualcuno dovrebbe ricordargli che per alcuni di noi c’è in ballo una laurea e che non abbiamo voglia di aspettare per ottenerla.

Naturalmente non possiamo neanche chiedere ai prof di rinunciare ai loro diritti. Anzi, alcuni ragazzi si sono mostrati addirittura comprensivi e pronti ad appoggiare la causa dei docenti (“lecchinaggio” o sincerità?).

Anna Iuliano, associata di Chimica organica all’Università di Pisa, ad esempio, racconta come abbia visto i suoi studenti coinvolti e solidali quando gli ha comunicato il rinvio dell’esame: “È stato bello condividere con loro le preoccupazioni per un mondo che li riguarda da vicino”.

Ha poi precisato come oggetto della protesta non siano solamente i loro stipendi. “Chiediamo maggiori finanziamenti per la ricerca, un reclutamento più solido e investimenti per il diritto allo studio così che tutti possano permettersi di frequentare gli Atenei” ha dichiarato.

A questo punto la palla passa al Governo. La sensazione è che i professori andranno avanti finché non avranno ottenuto ciò che gli spetta. I numeri sono dalla loro: soltanto nelle Università di Firenze, Pisa e Siena sono quasi 500 i docenti attualmente in sciopero ed il numero appare in crescita.

Insomma, a pochi giorni di distanza dal 50° anniversario della morte di Ernesto Guevara, i professori sembrano determinati a proseguire la lotta, sposando i suoi principi. “Patria o Morte”, diceva il Che, speriamo che non si renda necessaria la seconda opzione.

#FacceCaso

Di Gabriele Scaglione

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