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Discriminazione: l’unica bambina italiana in classe costretta a cambiare scuola

Discriminazione: l’unica bambina italiana in classe costretta a cambiare scuola

“Una volta una bimba è stata spinta per le scale, in un’altra occasione sono stati tagliati i capelli con le forbici a una bambina. È una classe molto

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“Una volta una bimba è stata spinta per le scale, in un’altra occasione sono stati tagliati i capelli con le forbici a una bambina. È una classe molto difficile”. #FacceCaso

In una seconda elementare della scuola primaria Cittadella di Modena, su diciannove bambini, diciotto sono stranieri. La mamma dell’unica bambina italiana è stata costretta a cambiarle scuola per episodi di discriminazione.

Rosaria Piccinno, madre della piccola, ha motivato così la sua decisone.

“Mia figlia li ha sempre invitati a casa a fare i compiti, ma loro non sono mai venuti, e alle feste che facevano gli altri non veniva mai chiamata. Durante la ricreazione gli altri gruppi etnici della classe si mettevano insieme senza considerarla, perché era diversa da loro”.

Alla base del rifiuto della figlia, ci sarebbe il fatto che la bimba sia cattolica. “Una volta una bimba è stata spinta per le scale, in un’altra occasione sono stati tagliati i capelli con le forbici a una bambina. È una classe molto difficile”.

Il quartiere dove ha sede la scuola, ospita un gran numero di immigrati di prima e seconda generazione. “L’anno scorso, in prima, all’inizio c’erano cinque italiani che via via sono stati ritirati dai genitori perché c’erano troppi extracomunitari. Quest’anno ho chiesto di incontrare la preside e poi ho segnalato la situazione della classe al Comune e al provveditorato, finché, non avendo avuto ascolto, mi sono rivolta al giornale Il Resto del Carlino e la cosa è diventata pubblica”.

Alcuni genitori dei bambini stranieri, avrebbero addirittura dato adito a minacce. “La metà di loro è nata in Italia, e comunque i giusti criteri di formazione delle classi sono stati seguiti rigorosamente. Poi, per pura casualità, due alunni italiani hanno lasciato la classe e si è creata questa composizione. La bambina peraltro ha seguito il suo percorso e le insegnanti non mi hanno segnalato anomalie. Sono comunque dell’idea che una scuola pubblica debba garantire la possibilità di raggiungere il successo scolastico a tutti i ragazzi”.

L’ennesimo episodio spiacevole. “La madre marocchina di una compagna ha istigato sua figlia a minacciare la mia, e lei si è messa a piangere”.

Nonostante tutto Rosaria Piccinno crede ancora in una scuola che mischi bimbi di ogni provenienza. “Nella nuova elementare ho scelto che mia figlia venisse iscritta in una classe dove la metà degli alunni sono stranieri. Io chiedevo solo una situazione più equilibrata, di certo non una soluzione con soli italiani, ma neanche le condizioni opposte che si erano venute a creare. Ora mia figlia si trova benissimo, mentre prima non riusciva a giocare con nessuno. Ha subito fatto amicizia con due bambine e si sono già messe d’accordo per una festa”.

#FacceCaso.

Di Francesca Romana Veriani

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