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I 5 migliori dischi per le pause studio

I 5 migliori dischi per le pause studio

Tra esami, esoneri, compiti in classe o interrogazioni c'è sempre bisogno di una pausa: Ecco allora qualche consiglio con degli ottimi dischi da consu

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Tra esami, esoneri, compiti in classe o interrogazioni c’è sempre bisogno di una pausa: Ecco allora qualche consiglio con degli ottimi dischi da consumare.

Da diverse settimane, per la maggior parte degli studenti universitari sono ricominciati i corsi. Dopo il periodo di relax e spensieratezza estiva, gli studenti si trovano quindi a riaffrontare i primi drammi della vita universitaria e scolastica quali la sveglia mattutina, le interminabili ore di lezione e i pomeriggi chiusi in casa a prepararsi per i futuri esami.

Inutile dire quanto il passaggio dal fancazzismo (più o meno sentito per via della drammatica sessione di Settembre), alle giornate dominate dai doveri possa risultare pesante, soprattutto nei primi mesi, per via della totale disabitudine allo studio maturata nelle lunghe giornate passate al mare con gli amici o nelle serate spensierate senza coprifuoco morale.

Per aiutarvi a sopravvivere al traumatico ritorno sui banchi, vi proponiamo quindi una classifica con i 5 migliori dischi per staccare la spina e ricaricarsi durante le pause studio, atti a rilassare ma al contempo ripristinare l’energia necessaria alla successiva sessione di studio :

5) Primo + Squarta – Bomboclat :

Per quanto il rap non sia decisamente il genere musicale più rilassante e disimpegnato in circolazione (almeno quello di qualità), la combo dello stile “Sempre Grezzo” di Primo Brown con le basi graffianti old school di Squarta ha creato una piccola perla che si presta più che bene ai nostri scopi.
L’album Bomboclat difatti si presenta sin dall’intro estremamente scorrevole, nonostante la presenza di testi degni di un ascolto più attento, come nel caso di “Sembrava”,”Cor Veleno” e la storica “Ciao Fratè”.
Le basi energiche di Squarta sono cavalcate con maestria dalle rime e dal flow di Primo e Grandi Numeri, il mix dei tre ha dato luce a uno degli album musicalmente più meritevoli nella storia del rap italiano.
Perle rappresentative dell’album sono “Non me ne fotte un C***o”, “Non mentirmi mai” e il già precedentemente citato “Ciao Fratè”, traccia quest’ultima diventata una pietra miliare della scena romana soprattutto in seguito alla morte di Primo avvenuta nel 2016.

4) Queen – Sheer Heart Attack :

Dopo 43 anni dalla pubblicazione il terzo album in studio dei Queen guadagna la quarta posizione nella nostra classifica da pausa studio.
Il disco, sicuramente molto di nicchia, è ben diverso dallo stile classico dei Queen che ogni persona nata negli anni ’90 volente o nolente è ormai abituata a conoscere. Difatti essendo uno dei primi album della loro carriera ci troviamo di fronte a un suono decisamente meno raffinato e ricco rispetto ai canoni della leggendaria rock band britannica.
Il sound, per quanto immaturo, risulta tuttavia molto più energico e vicino al classico rock’n’roll degli anni 70,
sin dall’intro con “Brighton Rock” ci troviamo di fronte a chitarre graffianti, ritmi veloci e liriche semplici ma dirette, magari inaspettate dalla voce di Freddie Mercury avendo il dono del senno di poi e essendo consci della capacità canore che ha dimostrato nel seguito della sua carriera.
Canzoni simbolo del cd sono la celeberrima “Killer Queen”, “In the lap of the Gods” e “Now i’m here”,
quest’ultima nella versione studio è più lenta della ben nota versione live, presente anche nello storico “Live at Wembley”.
Prestare particolare attenzione anche a “Stone Cold Crazy”, pezzo diretto e ricco di energia considerata da molti una delle prime canzoni Metal della storia, in seguito anche riprosta dai Metallica con la loro famosa Cover.

3) Nickelback – All the right Reasons :

Una vera e propria carica di energia direttamente dal canada, l’arrivo di Daniel Adair, batterista dei 3 Doors Down,
si fà notare già dal primo pezzo “Follow you Home”, con un intro di batteria che fa capire subito come “I ritmi della Band” siano cambiati.
Album decisamente più energico dei precedenti, tuttavia accompagnato da ballate diventate classici di fama internazionale quali “Savin me”,”Far Away”,”Photograph” e “Rockstar”.
Altri brani del disco degni di nota sono senza dubbio “Side of a Bullet”, dedicato al chitarrista defunto dei Pantera Dimebag Darrel e arricchito da un assolo scritto da quest’ultimo, e “If everyone Cared”, altro singolo del disco entrato nella top 10 della classifica canadese.
Il disco vanta anche una collaborazione con il chitarrista dei ZZ Top Billy Gibbons, album impeccabile sotto ogni punto di vista, solo terzo nella nostra classifica per via del sound che potrebbe risultare “troppo aggressivo” per una pausa studio.

2) The Baseball – Strike!

Se mi si chiedesse quale è secondo me il miglior genere musicale per una pausa studio io risponderei sicuramente il Rockabilly, probabilmente l’unico che riesce a legare un sound dolce con ritmi veloci e tanta energia. Unico difetto del genere è l’essere ormai diventato estremamente di nicchia e l’avvicinarsi a un mondo completamente nuovo può essere pesante da metabolizzare, soprattutto dopo aver speso una giornata a metabolizzare orde di concetti universitari dopo estenuanti ore di studio.
L’idea geniale che giace dietro l’album Strike dei Baseball è stata il rivisitare in chiave Rockabilly brani estremamente popolari quali “Umbrella” di Rihanna, “Hot’n Cold” di Katy Perry e “No One” di Alicia Keys. Scelta che, di fatto, permette anche agli ignari del genere di ritrovarsi a canticchiare canzoni, sicuramente note grazie alle radio di tutte il mondo, su ritmi decisamente più allegri e movimentati.
Disco geniale nell’idea ed eseguito senza pecche, nessun brano su cui soffermarsi in particolare ma nel complesso degno della seconda posizione della nostra classifica.

1) Reverend Horton Heat – Laughin’ & Cryin’ with the Reverend Horton Heat

Ricordate il discorso sul Rockabilly? bene, il genere musicale del disco che si è guadagnato il podio di questa classifica è chiamato Psychobilly
La domanda è, cos’è lo Psychobilly? Detto in parole povere è una fusione tra Rockabilly e Punk, con testi sporchi ma quasi ilari e dominato da ritmi spediti e energici in cui la chitarra elettrica si limita a fare da graffiante sottofondo a un contrabbasso che domina il ritmo dei brani.
Il disco in esame è un’ottima espressione del genere precedentemente descritto, la recensione si può limitare al semplice : “Questo disco è una presa a bene”. Già dopo i primi 2 minuti di ascolto il contrabbasso di Jimbo vi sarà entrato in testa al punto da farvi dimenticare le passate fatiche e iniziare a ballare di fronte alla vostra scrivania, come personaggi appena usciti da Musical anni ’80, tra lo stupore generale dei vostri coinquilini.
Nessun brano in particolare su cui soffermarsi, un album che in toto risulta perfetto per riguadagnare la carica e rilassarsi dopo una stressante sessione di studio. Per i più diffidenti e distanti dal genere a riguardo l’unico consiglio che posso dare è: “provare per credere!”.

#FacceCaso

Di Paolo Marcoccia

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