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Dopo 11.250 appelli saltati i docenti universitari sono pronti a scioperare di nuovo

Dopo 11.250 appelli saltati i docenti universitari sono pronti a scioperare di nuovo

Il delirio totale per non aver risolto NIENTE. Eh già, perché quanto chiesto da chi ha fatto sciopero non è stato ottenuto. #FacceCaso. Te lo ricordi

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Il delirio totale per non aver risolto NIENTE. Eh già, perché quanto chiesto da chi ha fatto sciopero non è stato ottenuto. #FacceCaso.

Te lo ricordi lo sciopero dei docenti universitari? Bene, sappi che a conti fatti ha aderito un quinto dei prof. Si parla di 11.250 appelli saltati nella sessione autunnale, partita il 31 agosto e conclusasi il 31 ottobre.

“Un successo nei numeri, raddoppiati rispetto a chi aveva sottoscritto al lettera di proclamazione dello sciopero, ma anche perché abbiamo fatto giurisprudenza, con un blocco legittimo, nato dal basso”. Hanno fatto sapere i promotori della mobilitazione che ha stravolto i piani degli student e scosso l’intero mondo accademico.
Il delirio totale per non aver risolto NIENTE. Eh già, perché quanto chiesto da chi ha fatto sciopero non è stato ottenuto e Carlo Ferrero, emerito del politecnico di Torino, non rimane in silenzio. “Se il governo non ci ascolterà in sede di Finanziaria siamo pronti a un nuovo sciopero”.

Se tu che leggi non hai ancora capito il motivo dello sciopero, è mio dovere rinfrescarti la memoria.

Tutto ha avuto inizio per colpa dello sblocco degli scatti stipendiali, congelati dal 2011 al 2014, nelle stesse modalità in cui era stato riconosciuto agli altri dipendenti pubblici, e il riconoscimento ai fini giuridici, con conseguenti effetti sulla pensione, del quadriennio 2011-2014.

Le adesioni più alte si sono avute a

  • La Sapienza, dove 992 docenti e ricercatori hanno scioperato, Federico II di Napoli (556)
  • Bologna (484)
  • Bari (469)
  • Palermo (440)
  • Pisa (440)

La ministra Valeria Fedeli, pur avendo bocciato le modalità dello sciopero, si era spesa in sede di approvazione della Legge di Bilancio inserendo misure rivolte al mondo dell’università.

I docenti però non sembrerebbero aver gradito il nuovo testo.

“Un regresso enorme. Per poi arrivare alla retribuzione dovuta secondo le nostre richieste dopo altri 10 anni, nel 2028 ed oltre! Vengono anche introdotti aspetti peggiorativi sugli scatti premiali. Così non va: se questo sarà il provvedimento che verrà varato un nuovo sciopero a breve diventerà una certezza”. Contesta Ferraro.

I professori hanno presentato degli emendamenti.

“Ci vorranno almeno una decina di anni per avere quello che si è perduto per strada, e chi nel frattempo da ricercatore diventerà associato li perderà. Ma era nostro diritto avere quel riconoscimento economico, ovvio che siamo insoddisfatti. Ma ancora speriamo di essere ascoltati, abbiamo presentato emendamenti che vengono incontro al governo”.

Il prossimo appuntamento “a difesa dell’università pubblica” è fissato per lunedì 6 novembre con un’assemblea nazionale al politecnico.

“E’ stata resa pubblica la bozza della legge di bilancio e se il mondo universitario intende dare un contributo propositivo al riguardo, cosa oltremodo urgente, è necessario farci sentire ora”.

#FacceCaso.

Di Francesca Romana Veriani

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