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Le manifestazioni studentesche sono sempre meno: di chi è la colpa?

Le manifestazioni studentesche sono sempre meno: di chi è la colpa?

Già da qualche anno si assiste ad un calo, non solo nel numero ma anche nella forza, delle manifestazioni degli studenti, in qualsiasi modo esse avven

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Già da qualche anno si assiste ad un calo, non solo nel numero ma anche nella forza, delle manifestazioni degli studenti, in qualsiasi modo esse avvengano: “Non facciamo più i numeri di anni fa”.

Un po’ in tutta Italia in queste ore e nei prossimi giorni stanno prendendo piede manifestazioni, occupazioni e autogestioni degli studenti per far sentire la propria voce. Da Torino a Bari cortei di giovanissimi sfilano per dire no a tutto ciò che non va.

Si tratta delle classiche proteste che ogni anno gli studenti minacciano, e poi realizzano, con fini ben precisi, spesso rimanendo inascoltati.
Negli ultimi anni, però, di manifestazioni (ma anche di occupazioni) se ne vedono sempre meno, già solo rispetto a un decennio fa, per non parlare dell’epoca dei nostri genitori.

Poche sono infatti le ultime manifestazioni che si ricordano, come poche sono anche le occupazioni (agli onori delle cronache è salita la recente occupazione del Liceo Virgilio di Roma) Perché?

“L’anno scorso la stagione si è chiusa con due scuole occupate e al liceo Tenca è finita con una ventina di ragazzi sospesi. Anche i cortei sono meno partecipati. È così è già da qualche anno” – hanno detto alcuni studenti di Milano al Corriere della Sera.

Gli studenti manifestano meno: colpa della pigrizia, di Facebook e delle conseguenze

Da una parte gli studenti di oggi hanno meno voglia di lottare, di conquistare ciò gli spetta, preferiscono abbassare la testa.

Dall’altra le manifestazioni non sono più lo strumento privilegiato per alzare la voce: esiste Facebook (e i social network in generale) per farsi sentire in massa, senza fatica e senza rischiare sanzioni o reati.

Inoltre, bisogna sottolineare come le più recenti normative in materia cercano di scoraggiare qualsiasi tentativo di rivolta degli studenti, inasprendo le conseguenze.

Eppure, però, i motivi per manifestare, occupare (“legalmente” e con rispetto e civiltà) e indire periodi di autogestione ci sarebbero eccome. Basti pensare a:

  • L’alternanza scuola-lavoro che, seppur è astrattamente una buona iniziativa, fino ad ora non ha ricevuto grandi riscontri positivi.
  • Le condizioni fatiscenti in cui si trovano gli edifici scolastici, spesso sprovvisti anche dei servizi essenziali.
  • I perpetrati tagli ai finanziamenti scolastici.
  • La tutela dei professori, a partire dal trattamento salariale, tra i più bassi della categoria in Europa.

Manifestare non è un obbligo e forse è meglio evitare se lo si fa solo per saltare la scuola, quando non si ha niente da dire, o meglio non si sa come dirlo. Quando però ce n’è bisogno sarebbe il caso di non scordarsi che si tratta di un diritto sacrosanto, riconosciuto anche dalla nostra Costituzione.

#FacceCaso

Di Lorenzo Maria Lucarelli

 

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